'Ndrangheta, Crotone: omicidio Luca Megna, 4 arrestati tra cui Pantaleone Russelli


Quattro persone sono state arrestate a Crotone con l’accusa di essere coinvolte nell’omicidio di Luca Megna, figlio del boss Domenico detenuto in regime di 41 bis. Megna, 37 anni, venne ucciso in un agguato il 22 marzo del 2008 nella frazione Papanice mentre rincasava in compagnia della moglie e della figlioletta di 5 anni, rimaste ferite.

Destinatari delle ordinanze di custodia, Pantaleone Russelli, già detenuto, presunto esecutore materiale dell’omicidio, ed altre tre persone accusate di averlo aiutato a sfuggire all'arresto. Si tratta di Roberto Bartolotta, Alfredo Monteleone ed Antonio Franzè.

Interdetto per due mesi un medico, S.N., di 50 anni: avrebbe emesso una falsa certificazione a favore di Russelli dopo il suo ferimento nell'agguato contro Megna. All'origine del delitto, scrive questa mattina Il Quotidiano della Calabria, ci sarebbe:

Una scissione all’interno della cosca Megna portata avanti da Pantaleone Russelli, un tempo uomo di fiducia del capo, Domenico, sarebbe il movente dell’assassinio di Luca Megna, figlio di Domenico. Russelli sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio e successivamente, avrebbe tentato di assumere il comando della cosca, spalleggiato da altri componenti del gruppo criminale.

Dell’agguato in cui perse la vita Megna e dei successivi sviluppi si legge qui:


Fu il primo dei delitti della faida di Papanice, il quartiere paese che nel giro di due giorni si macchiò del sangue fatto da due omicidi fotocopia. Luca Megna era su un'auto Fiat “Panda” insieme alla moglie e alla piccola e rincasava. La risposta a quell'agguato fu l'assassinio di Giuseppe Cavallo, commesso a poche centinaia di metri dal primo delitto. Le vittime appartenevano a due fazioni avverse, la prima delle quali avrebbe fatto capo proprio a Luca Megna, figlio del boss Domenico (quello che dal carcere inviò segnali di pace); la seconda, negli ultimi tempi, faceva da autista al presunto leader del gruppo avverso, Leo Russelli, arrestato a Imola nel luglio 2008 per mafia ed estorsioni e indagato per il delitto Megna.


Secondo gli inquirenti non è un caso che anche in occasione del secondo delitto i killer abbiano sparato contro tre obiettivi. Cavallo, infatti, era insieme alla moglie, Rosa Russelli, ferita in modo lieve e al figlioletto di tre anni rimasto miracolosamente illeso. Il piccolo sedeva al lato del passeggero e contro l'autista della Opel "Corsa" furono sparati numerosi colpi al capo, al volto e all'addome. Secondo gli inquirenti il fatto che sia stato risparmiato il bimbo, stavolta, aveva un significato preciso nel codice 'ndranghetista. I Megna volevano far sapere che loro i bambini non li toccano.

Per l’omicidio Cavallo ad aprile 2009 fu arrestato un ventenne ritenuto affiliato ai Megna, storici rivali dei Russelli, capeggiati secondo gli investigatori da Pantaleone. A novembre del 2008 in un'operazione di polizia furono arrestati 24 membri delle due cosche protagoniste della faida di Papanice. Le indagini portarono alla luce anche un piano per uccidere un Pm. I clan avevano organizzato una colletta...


L'inchiesta che ha portato al fermo di affiliati appartenenti alle cosche della frazione di Papanice, contrapposte da tempo in una faida, ha disarticolato anche il potente cartello criminale che si apprestava a divenire egemone nella città di Crotone. Inoltre, da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali è emerso che le organizzazioni criminali avevano avviato una colletta per assoldare un killer che avrebbe dovuto uccidere il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni.


Nel provvedimento di fermo, secondo quanto si è appreso, si fa riferimento a un bazooka e a un fucile di precisione che dovevano essere utilizzati per uccidere il magistrato. Le conversazioni tra esponenti delle cosche crotonesi sono state successivamente confermate da un collaboratore di giustizia. (...) Nell'ambito delle indagini sono affiorate pesanti interferenze delle cosche nella vita politica e amministrativa della città di Crotone che hanno portato alle perquisizioni nei confronti di esponenti politici, imprenditori e funzionari pubblici.


Tra i destinatari delle misure cautelari ci sono Antonio Francesco Russelli, classe 72, fratello del più noto boss Pantaleone, detenuto e reggente della cosca, e i pluripregiudicati Ernesto Grande Aracri, classe 70 reggente dell'omonima cosca di Cutro capeggiata dal fratello detenuto Nicolino, Angelo Greco, classe 65 e capo dell'omonima famiglia di San Mauro Marchesato alleata dei Grande Aracri e dei Russelli. (Archivio la Repubblica).

Foto | Il Quotidiano della Calabria

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