Camorra: arrestato a Bacoli Gennaro Addio, latitante clan Lo Russo


Gennaro Addio, 33 anni, latitante ritenuto affiliato al clan camorristico dei Lo Russo, è stato arrestato nella notte tra lunedì e martedì a Bacoli, dove aveva affittato una villetta al mare per trascorrere le vacanze, come riportato da Il Mattino.

All’arrivo dei carabinieri l'uomo, che era in compagnia della moglie, ha tentato di fuggire dal retro dell’abitazione ma è stato raggiunto e bloccato. I militari gli hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli il 14 aprile.

Del clan lo Russo c’eravamo occupati in occasione del blitz del 5 maggio scorso. L’influenza criminale dell’organizzazione camorristica negli ultimi anni è cresciuta, tra droga e racket delle estorsioni. Da Miano, Chiaiano, Piscinola, Marianella, il clan sarebbe arrivato ad essere egemone anche in interi quartieri di Napoli, come a Capodimonte.

“La storia del clan lo Russo” in questo articolo di Simone Di Meo.


I pentiti che ne parlano, dagli anni Novanta in poi, li descrivono come personaggi doppiogiochisti e ambigui, inclini ai rapporti occulti e alle situazione torbide, in cui non si riesce mai a capire da che parte stiano. Nel corso delle faide di Secondigliano e della Sanità, pur apparendo formalmente neutrali negli scontri in atto, hanno appoggiato in maniera sotterranea gli “scissionisti” di Raffaele Amato e quelli di Salvatore Torino.


(...) I fratelli Lo Russo (Salvatore, Giuseppe, Mario e Carlo) iniziano la militanza criminale all’alba degli anni Ottanta, quando entrano a far parte – insieme ai Licciardi, ai Mallardo, ai Contini e ai Mazzarella – del cartello anti-cutoliano, allora guidato in città da Luigi Giuliano e in provincia da Carmine Alfieri. (...) Nel Duemila, raccontano le informative delle forze dell’ordine, i Lo Russo sono a capo di un piccolo “esercito”, composto da oltre centinaio di uomini agguerriti, che dilaga nei quartieri di Miano, Piscinola e Marianella, taglieggiando piccoli imprenditori e negozianti e spacciando migliaia di bustine di droga.


Nel corso degli anni, i Lo Russo hanno dovuto affrontare diverse situazioni di criticità, sia interna che esterna, come – ad esempio – la scissione del boss Ettoruccio Sabatino (recentemente passato a collaborare con la giustizia) e le guerre contro i Sarno, i Licciardi e gli Stabile. Hanno cercato, comunque, di mantenere rapporti di non belligeranza con le altre famiglie di Secondigliano, come i Di Lauro.

Droga e racket, dunque, gli affari principali dell’organizzazione, anche se la vera “passione” della famiglia restano sempre le scommesse clandestine. Racconta il pentito Guglielmo Giuliano, con cui i Lo Russo sono stati alleati, in passato, proprio per la gestione del gioco d’azzardo: «Nel 1995 le estrazioni del lotto fecero uscire numeri non pescati da tantissimo tempo; le famiglie vennero sbancate e da lì fu abbandonata la strada dell’accordo unitario… Mio fratello Salvatore e poi io ci siamo occupati negli ultimi tempi di questo settore e a Forcella guadagnavamo non più di 30 milioni a settimana.

Il resto lo potete leggere qui.


Foto | Flickr

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