'Ndrangheta, Corigliano maxi blitz "Santa Tecla": 67 arresti


Sessantasette arresti e beni sequestrati per circa 250 milioni di euro nel maxi blitz in corso da questa mattina contro presunti affiliati della ‘ndrangheta del Locale di Corigliano (Cosenza).

I fermi, eseguiti dal Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma, hanno riguardato le province di Cosenza, Roma, Reggio Calabria, Foggia, Bologna, Brescia e Milano.

Nell'operazione, denominata Santa Tecla, coordinata dalla Procura e dalla Dda di Catanzaro, sono coinvolti anche una dozzina di imprenditori finiti in manette perché ritenuti dagli inquirenti organici alla cosca.

Tra i beni sequestrati ci sono quote societarie, 48 società di capitale o di persone, imprese individuali (specie nel settore dell’edilizia, degli appalti e nella distribuzione di prodotti di cartoplastica), 69 appartamenti e ville, 68 terreni, decine di veicoli, rapporti bancari e polizze vita. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, traffico di sostanze stupefacenti. Scrive Il Quotidiano della Calabria:


A Milano, in particolare, i componenti dell’organizzazione si davano appuntamento in locali pubblici di via Santa Tecla (da qui il nome dell’operazione) per concludere accordi e definire strategie sulla gestione del traffico di droga che veniva gestito dal «locale» di Corigliano. Le indagini portate avanti con intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno permesso di riscontrare le dichiarazioni dei pentiti, tra i quali figurano Carmine Alfano, cognato e collaboratore di fiducia sino al 2006 di Maurizio Barilari, ritenuto il capo della cosca; Vincenzo Curato; Giorgio Basile; Giovanni Cimino; Antonio Cimino; Giampiero Converso e Tommaso Russo. A capo del «locale», secondo quanto emerso dalle indagini, c'era Antonio Bruno, detto «giravite», ucciso il 10 giugno 2009.

Durante il suo ultimo periodo di detenzione, le redini dell’organizzazione erano state date, anche su volere della cosca degli zingari di Cassano, ed in particolare del capo Franco Abbruzzese, detto «dentuzzu», a Maurizio Barilari, arrestato il 16 luglio del 2009 dal Ros dei carabinieri. Barilari avrebbe fatto da tramite tra la cosca di Corigliano e gli zingari di Cassano. Un altro ruolo di rilievo era occupato da Pietro Salvatore Mollo, di 41 anni, che insieme al cognato Alfonso Sandro Marrazzo (41), avrebbe avuto un ruolo di assoluto rilievo nel traffico di droga e in diverse attività estorsive e usurarie.

Dalle dichiarazioni dei pentiti e dalle indagini è emerso che Mollo, insieme a Marrazzo, aveva costituito una propria rete di smercio di stupefacenti su Corigliano, parallela alla rete di distribuzione «ufficiale» del clan, grazie anche agli appoggi di cui godeva da parte (...) della cosca Farao-Marincola di Cirò. Una situazione che aveva generato forti contrasti interni con i vertici del «locale» di Corigliano.


Tra le persone arrestate ci sono anche Mario e Franco Straface, imprenditori e fratelli del sindaco di Corigliano, Pasqualina Straface, del Pdl. Sarebbero accusati di un'estorsione compiuta nell'ambito della realizzazione di un villaggio turistico in localita Thurio. In particolare, secondo l'accusa, il titolare della societa' che stava realizzando la struttura, e' stato costretto da Maurizio Barilari, ritenuto il capo della cosca di Corigliano, ad affidare un appalto milionario, prima per la sola fornitura del cemento e poi per tutta l'opera, alla Straface Srl di Mario e Franco.

Nel 2008 Barilari scampò ad un agguato. Da Melito on line:

Maurizio Barilari, di 37 anni, di Corigliano, oggetto di un attentato a colpi di pistola; a Schiavonea. Le forze di polizia (...) non hanno dubbi: il personaggio in questione apparterrebbe alla cosca mafiosa dei Carelli di Corigliano. A sparare con una pistola calibro 45, sarebbero stati due killer che viaggiavano a bordo di una moto di grossa cilindrata e con il volto travisato da un casco integrale.

Dopo i primi colpi, la vittima designata con un balzo felino è riuscito a sottrarsi al fuoco nemico. Aveva fatto appena in tempo a scendere dalla sua Jaguar che evidentemente non era blindata; e per sottrarsi alle raffiche si è rifugiato in un supermercato. Inseguito fin dentro il negozio della frazione marinara di Schiavonea, sino ad esaurimento scorte.

Qualche pallottola tuttavia lo ha raggiunto e colpito ad un braccio. Poco dopo sono giunti Carabinieri e Guardia di Finanza col 118. Barilari, è stato ricoverato nell’ospedale di Corigliano. Le forze di polizia ritengono che possa trattarsi del classico regolamento di conti all’ interno della cosca Carelli. Una delle tanti scissioni, come confermano i collaboratori di giustizia.

Un locale instabile quello di Corigliano. Delle tensioni che lo hanno attraversato negli ultimi anni, delle faide e dei clan dell’area, si legge negli archivi di Melito on line:


Il decesso nei giorni scorsi (settembre 2008, ndr) di Giuseppe Cirillo, inteso “Don Peppino” è stato “oscurato”. (...) Eppure nell’universo ‘ndrangheta, non era un satellite od un pianeta, ma una stella di prima grandezza. Come recita il suo toponimo, Cirillo era di origine napoletana. Negli anni sessanta decise, con il sostegno di alcuni amici degli amici di trasferirsi in Calabria. (...) Non perché fosse innamorato pazzo della Calabria.


Don Peppino Cirillo camminava sotto la “Fibbia” di “Don Raffaele”Cutolo inteso ‘O Professore, pezzo da novanta della Camorra, fondatore della NCO, (Ottaviano (NA), 20 dicembre 1941), attualmente detenuto. Col permesso anche del compare di Cutolo, il mammasantissima della ‘ndrangheta “Don Paolino De Stefano, ammazzato ad Archi (RC) il 13 ottobre del 1985.


(...) Così a metà degli anni ‘80 il boss Cirillo viene indagato, arrestato e processato e finisce in galera. Pochi anni dopo, nel 1990 la mafia gli uccide il cognato, Mario Mirabile. Inevitabile lo scoppio della faida che diventa guerra di mafia. Cadono tantissimi picciotti, ma anche “teste coronate”.


Nasce una nuova stella: Sante Carelli. A Corigliano diventa personaggio di primissimo piano. Comanda. Cresce lo Stato, si diceva. L’operazione si chiama “Galassia” arriva a metà degli anni novanta. Il primo luglio 1995 la Procura di Catanzaro emette 143 ordini di custodia cautelare. Il clan di Carelli viene decimato.

Dopo essere usciti vittoriosi dallo scontro sostenuto alla fine del 2000 con i “Portoraro” di Cassano allo Ionio, sono i Carelli, dicono gli investigatori, a comandare su Corigliano. Tra ostilità interne e dissidi con altri clan...


(...) Verso la fine degli anni novanta striscia e s’insinua ed infine alza la testa un nuovo gruppo di mafiosi che da qualche tempo aveva fatto sentire la propria forza: sono i rom insediatesi a Lauropoli. In definitiva dunque la peculiarità e la pericolosa anomalia di Cosenza è tutta in questo ruolo di importanza sempre crescente di cosche formate da soggetti di etnia rom.

Questo evento potrebbe riattualizzare lo scontro armato con i rivali, acutizzatosi nel 2003, con l’esecuzione di numerosi omicidi tra i due schieramenti. La cosca “Forastefano” ha rafforzato il proprio prestigio in tutto l’alto Ionio, estendendo il proprio controllo al locale mercato degli stupefacenti, alle estorsioni nei confronti degli imprenditori e commercianti nonché all’usura.

Come conferma il collaboratore di giustizia Giorgio Basile, nel corso della deposizione resa al maxiprocesso “Set-up”. Alla fine degli anni ’90 Basile era il sicario di “fiducia” del gruppo storico della ‘ndrina guidata da Santo Carelli, il capobastone di Corigliano definitivamente condannato all’ergastolo.


(...) Il 10 giugno (del 2009, ndr) sono uccisi a colpi di kalashnikov a Corigliano Calabro (Cs) Antonio Bruno, di 58 anni, alias “Giravite” nella sua proprietà agricola, pregiudicato, voleva controllare il “locale” di Corigliano lasciato “vuoto” dal boss Carelli, arrestato da tempo e Antonio Riforma, di 56, incensurato alias “Asso di Mazza”.

Foto | Mol

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