Il delitto Matteotti

Tra gli atti fondanti del ventennio fascista, terminato il 25 aprile di 63 anni fa, c’è un crimine tristemente famoso, quello del parlamentare e segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti.

Era il 10 giugno del 1924. Come era solito fare, Matteotti si stava dirigendo da casa a piedi verso Montecitorio. Sotto i platani del lungotevere c’era parcheggiata un’auto, con a bordo Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Erano uomini della polizia politica, allora ancora denominata Ceka, in seguito OVRA, che lo stavano aspettando.

Il 30 maggio del 1924, Matteotti aveva pronunciato alla camera un discorso nel quale denunciava apertamente e senza giri di parole i numerosi brogli dei quali si era reso autore il partito fascista durante le elezioni, contestandone la validità. “Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate l’orazione funebre per me”, sono le parole che disse ai compagni di partito subito dopo.

Gli uomini della Ceka, al passaggio di Matteotti, scesero dall’auto e dopo una breve colluttazione lo caricarono in macchina, ripartirono pestandolo, per poi ucciderlo a coltellate. Lo seppellirono verso sera nella campagna romana, dove fu ritrovato in stato di decomposizione solo il 16 agosto, da un guardiacaccia.

Se è indubbia la matrice fascista del delitto, resta un mistero il ruolo effettivo del Duce. Secondo alcune testimonianze, dopo il discorso di Matteotti Mussolini avrebbe detto al capo della polizia segreta fascista Marinelli: "Cosa fa questa Ceka? Cosa fa Dumini? Quell'uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare.". Se le cose stessero così si può parlare di Mussolini come del mandante del delitto a tutti gli effetti.

Recenti studi di Mauro Canali hanno però posto dei dubbi anche sul movente, che piuttosto che il discorso di Matteotti alla Camera, poteva essere la conoscenza del segretario del PSU di una storia di corruzione legata al petrolio che vedeva protagonisti Mussolini con alcuni gerarchi fascisti e la Sinclair Oil.

Quel che è certo è che Mussolini con un celeberrimo discorso il 3 gennaio 1925 rivendicò il delitto Matteotti, con un atto di forza politica che è considerato da molti l’inizio della dittatura fascista.

Il processo che vide alla sbarra gli esecutori del delitto durò appena 8 giorni e portò ovviamente a pene poco più che simboliche: assoluzione per Panzeri, Malacria e Viola; 5 anni, 11 mesi e 20 giorni per Dumini, Volpi e Poveromo.

«Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai», disse profetico Matteotti all’interno del discorso che ne segnò il destino.

(Nei video, prima e seconda parte di un documentario-inchiesta sul delitto Matteotti trasmesso dalla Rai)

Via | Wikipedia

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