Why Not: analisi del materiale sequestrato, corruzione per Loiero

In seguito alle perquisizioni effettuate nella mattina di giovedì 7 febbraio presso alcuni alloggi e uffici del presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, sono trapelati nuovi particolari che permettono di fare maggiore chiarezza sulla faccenda. Le perquisizioni sono state effettuate nell'ambito della nota inchiesta Why Not, iniziata da Luigi De Magistris e ora in mano al sostituto procuratore Pier Paolo Bruni.

I capi d'imputazione contestati a Loiero sono corruzione semplice e corruzione elettorale e si stanno ora passando al vaglio, oltre agli hard disk di alcuni computer, anche elenchi di consiglieri e telefoni cellulari. Sotto esame, oltre alla posizione di Loiero che verrà sentito nei prossimi giorni, anche la figura di Eugenio Ripepe, presidente della Sacal (la società che gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme) e uomo di fiducia di Loiero nonchè principale rganizzatore della sua campagna elettorale del 2005. Ispezionate le sedi di ben sedici società, incluse alcune filiali di Obbiettivo Lavoro e Compagnia delle Opere.

Proprio Compagnia delle Opere gioca da tempo un ruolo centrale nell'indagine, vuoi per il profondo coinvolgimento della sua figura principale, Antonio Saladino, voi perchè è grazie alle dichiarazioni di alcuni membri della stessa comunità che l'inchiesta a potuto compiere balzi da gigante. Proprio Saladino, insieme all'imprenditore Antonio Gatto, ha versato centomila euro per la campagna elettorale di Loiero e in aggiunta ha assunto parecchi elementi segnalati dallo stesso presidente della Regione secondo l'antico costume del voto clientelare.

All'interno del decreto di perquisizione si possono trovare parole particolarmente dure nei confronti di Antonio Saladino:

Ha anche strumentalizzato il credo cattolico delle persone del suo apparato. Nella sua comunità riesce a imporre la propria strumentale interpretazione e applicazione dei canoni della religione cattolica che piega ai suoi obiettivi, leciti o illeciti che siano. A un certo punto èesplicito nella ricerca di "affari", cioè di "fare soldi". Nella sua comunità, ricordano i pm, si arriva a dire che "se avesse saputo dei comportamenti del Saladino, don Giussani si sarebbe rivoltato nella tomba".



Saladino, in cambio del notevole sforzo economico, avrebbe in seguito ottenuto un fattivo impegno da parte del politico nel favorire le sue società e quelle di Gatto. Toccherà ora a Bruni, insieme ai colleghi Garbati e De Lorenzo, sbrogliare questa intricata matassa che ha già superato quota quaranta indagati e che ha valicato da tempo i confini nazionali per toccare San Marino e Bruxelles, coinvolgendo con il tempo nomi importanti come Mastella e Prodi.

Fonte: Il Tempo e La Stampa

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