Strage di Erba: "l'odio" dei coniugi Romano. Le motivazioni della sentenza


La “volontà di umiliare i potenti Castagna”, l’odio verso quella famiglia “sorto da anni e a mano a mano cresciuto ed accumulatosi fino a rendere invivibile l'esistenza dei due coniugi".

Queste le motivazioni della sentenza che, il 20 aprile scorso, ha confermato l'ergastolo e l'isolamento diurno per tre anni a carico dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati come autori della strage di Erba.

Lo scrivono i giudici della prima corte d'Assise d'appello di Milano. Un quadruplice omicidio, era dicembre del 2006, in cui furono uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre della donna, Paola Galli, e una vicina di casa.

Un odio "forte, insistito tanto da Rosa che da Olindo (e da questi così ripetuto ai suoi interlocutori, negli appunti della Bibbia, nella lettera a padre Bassani, tanto da costituire una specie di ossessione)".


"Con l'omicidio i due coniugi volevano realizzare il desiderio di voler dimostrare a se stessi che loro, due, deboli, a un certo momento potevano umiliare i potenti Castagna".


"La strage di Erba è stata una vendetta compiuta con spietatezza da due soggetti, che hanno agito con una notevole lucidità e mossi da un accumulo di odio e rancore non tanto nei confronti di Marzouk, quanto contro i Castagna, e Raffaella in particolare."

Olindo e Rosa erano capaci di intendere e di volere, spiegano i giudici che hanno anche motivato il rigetto della perizia psichiatrica richiesta in secondo grado dalla difesa.

"Nel comune sentire vi è senz'altro la tendenza a riconoscere che un fatto efferato come quello di Erba è possibile metterlo in atto solo se vi è una forma di anomalia psichica rilevante, ma ciò è frutto della tendenza a difendere la propria normalità con l'attribuire solo a soggetti infermi di mente la capacità di commettere gesti di tale ferocia".

Nella vita dei coniugi precedente alla strage...

"non si ravvisano elementi che indichino un disequilibrio, un'alterazione patologica dei rapporti tra di loro e con l'esterno".

Le "cosiddette piste alternative avanzate dal trio Schembri, Bordeaux e D'Ascola" scrive Ciao Como, per i giudici rimangono solo "ipotesi fantasiose, nulla più".

A portare Olindo e Rosa dietro le sbarre, e poi alla condanna all'ergastolo, sono state le loro iniziali confessioni. Definite "spontanee, coerenti, non indotte da suggerimenti, ritratatte poi senza alcuna ragione o prova convincente".

In una nostra intervista dell'aprile scorso, potete leggere dei dubbi di Edoardo Montolli (che sulla strage di Erba ha scritto due libri-inchiesta, il primo a quattro mani con Felice Manti) sulla colpevolezza dei Romano.

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