'Ndrangheta: Domenico Oppedisano resta in carcere. Le intercettazioni del boss


Le accuse reggono, il boss resta in cella. Il gip di Locri ha convalidato due giorni fa il fermo di Domenico Oppedisano, ritenuto il capo del Crimine, la commissione provinciale da cui, secondo le indagini, dipendono tutti i Locali di ‘ndrangheta in Italia e all’estero.

Più precisamente la Provincia è l'organo di vertice che gestisce i tre mandamenti: ionico reggino e tirrenico. Sotto la loro "tutela" tutti i Locali di 'ndrangheta. Dalla vicina Svizzera fino a quelli di Australia, America, Canada. Un'evoluzione in senso verticistico dell’organizzazione criminale, sul modello di Cosa nostra.

L’arresto di Oppedisano era stato disposto dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito della maxi operazione condotta con la Dda di Milano che ha portato all’arresto di 300 persone. È il capocrimine che stabilisce ruoli e regole. Dicono i magistrati:

"emerge, a conferma dell'unitarietà dell'universo ‘ndrangheta che il 'capocrimine' Domenico Oppedisano ha stabilito tale regola per tutta la 'ndrangheta sia in Calabria che in Italia che all'estero; tutta la 'ndrangheta deve osservare la prescrizione imposta da Oppedisano''.


In una intercettazione ambientale del 2009 Oppedisano precisa al nipote:


"anche per quelli fuori territorio bisogna parlare con i responsabili e che sono i responsabili a doverli portare avanti e non che uno viene da un altro mondo"; "se non abbassavo la testa io. (inc) niente"; "se non abbasso la testa io...su una cosa...non c'è niente per nessuno!...Hai capito!".

In un'altra intercettazione il boss racconta di quando gli fu conferito il "Vangelo", livello apicale nella gerarchia delle 'ndrine. Da Melito on line:

«Eravamo più di mille persone quella notte nelle montagne…».(...) Sono le 8 del mattino del 30 dicembre 2008 e Oppedisano parla con Bruno Nesci nel suo agrumeto a Rosarno spiegando che «ai tempi» fu ‘promossò dal grado di ‘Santà a quello di ‘Vangelò che gli fu conferito dal ‘Criminè da Giuseppe e Antonio Nirta in un luogo imprecisato nei pressi del santuario di Polsi. «Ci siamo raccolti a livello nazionale – dice il vecchio boss – i Crimini, per le cariche della Santa, perchè quando fanno i Crimini..eravamo più di mille persone quella notte nelle montagne…io mi ricordo Peppe Nirta e Ntoni Nirta…i grandi dalla parte di là, mi chiamano passo di qua, lui passa di là…mi hanno messo in mezzo Peppe Nirta e Ntoni Nirta e lì mi hanno dato la carica della Santa, c’è pure una lettera firmata…la carica del Vangelo…avevo la carica del Vangelo».

Una volta ottenuta la carica, annotano gli investigatori, Oppedisano avrebbe «iniziato a conferire il grado di Vangelo ad altri personaggi elevandoli evidentemente agli altari della ‘Ndrangheta». Il boss, nell’intercettazione, la racconta così: «…Non c’era ancora in giro come il fatto del Vangelo, non esisteva gliela abbiamo data a compare Pasquale Napoli sempre noi qua di Rosarno, compare Pasquale Napoli ha portato avanti Ciccio Alvaro…Ciccio Alvaro aveva portato compare Pasquale della Santa…abbiamo fatto le cariche ed abbiamo cominciato a dare uno per paese…abbiamo scelto noi uno…abbiamo fatto il giro della piana, poi abbiamo preso da Bagnara fino ad arrivare a Brancaleone…»

Tra gli arrestati nell’operazione Il Crimine, scrive Il quotidiano della Calabria, c’è anche una presunta talpa delle cosche:

Tra le persone detenute c'è anche Giovanni Zumbo, di 43 anni, di Reggio Calabria, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e, in particolare, di essere la 'talpa' dei clan. L’uomo, commercialista, gestisce un negozio di ferramenta a Reggio Calabria insieme al padre e, secondo quanto emerso dall’inchiesta, era in grado di fornire notizie di prima mano sulle indagini in corso ad alcuni dei boss più influenti della 'ndrangheta reggina. Pur non essendo ritenuto formalmente organico alle cosche (...). Le indagini proseguono per stabilire chi fossero le fonti di Zumbo.

Altre figure chiave dell’inchiesta sono quelle di Pino Neri in Lombardia e di Mimmo Gangemi in Liguria. Il fruttivendolo di Piazza Giusti, a Genova, è ritenuto il referente del Crimine nella regione. In una conversazione intercettata Gangemi rassicura personalmente Oppedisano sullo stato delle cose in Liguria. Da Città di Genova:


“Noi con la Calabria abbiamo tutta la massima collaborazione, tutto il massimo rispetto... siamo tutti una cosa, noi siamo i calabresi. Quello che amministriamo in Liguria - prosegue nelle campagne calabresi - è a vantaggio della nostra terra. Non amministrano i liguri, amministriamo sempre noi calabresi”.

Foto | Il quotidiano della Calabria

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