Mafia: omicidio Agostino Reina, dopo 18 anni 3 arresti a Caltanissetta


Un delitto risolto dopo 18 anni. Tre arresti a Caltanissetta per l’omicidio di Agostino Reina, 31 anni, ucciso nel 1992 durante gli anni della guerra di mafia a Gela. All’uomo, hanno ricostruito gli investigatori della Mobile di Caltanissetta e del Commissariato di Gela, venne tesa una trappola mortale.

Il gip del Tribunale di Caltanissetta ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare, su richiesta della Procura della Repubblica - DDA di Caltanissetta, nei confronti di Davide Emmanuello, 46 anni (recluso nel carcere di Milano-Opera), Rocco Manfrè, 65 anni, e Maria Rosa Di Dio, 51 anni.

Centrale nell'identificazione dei presunti responsabili dell’omicidio la collaborazione dei pentiti Crocifisso Smorta e Fortunato Ferracane. Il 30 giugno del '92 Reina, detto "Pinu Buttigghiuni" uscì di casa, prese l’auto si recò in una residenza di campagna in contrada Passo di Piazza, a pochi chilometri da Gela.


Lì ad attenderlo per "una notte di passione” ci sarebbe stata Maria Rosa Di Dio, "la maga”, all’epoca sospettata di reggere un giro di prostituzione. La Di Dio rimase con Reina solo per pochi minuti. Con la scusa di preparare un caffè lo lasciò in camera da letto.

Subito dopo Reina si trovò davanti i suoi killer che dopo averlo torturato lo strangolarono. Sempre secondo quanto emerso dalle indagini Reina sarebbe stato ucciso perché ritenuto l'esecutore materiale, su mandato dello “stiddaro” Salvatore Nicastro, di due attentati intimidatori contro l'abitazione degli Emmanuello.

Il cadavere del 31enne fu seppellito in contrada Biviere dagli autori del delitto ma qualche tempo dopo fu disseppellito da altri affiliati, tra cui Smorta, che dopo averlo infilato in un pneumatico lo bruciarono, per farne sparire le tracce e rendere inattendibili le dichiarazioni di chi lo aveva sepolto la prima volta, in caso di pentimento.

I due killer e "la maga" sarebbero stati ricompensati con 100 mila lire ciascuno. Per loro l'accusa è di omicidio aggravato dalla premeditazione in concorso. A distanza di mesi dal delitto la polizia trovò i resti di Reina (i parenti ne avevano denunciato la scomparsa) e li fece tumulare nel cimitero "Farello" in una tomba senza nome. Dopo 18 anni la svolta, confermata anche all'esame del Dna sui resti di Agostino Reina.

Via | Il Giornale di Gela
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail