Morire di carcere: Antimo Spada si impicca a Torino. Trentaquattro suicidi dall'inizio dell'anno


Un altro suicidio in carcere, l’ennesimo dall’inizio dell’anno. Antimo Spada, 35 anni, originario di Aversa, “esponente minore” del clan dei Casalesi, si è impiccato domenica pomeriggio in una cella del penitenziario "Lorusso e Cotugno" delle Vallette, a Torino. Immediatamente soccorso dagli agenti di polizia penitenziaria l’uomo non ce l’ha fatta ed è deceduto questa mattina in ospedale.

Finito in manette nel 2005 a Pistoia, mentre era latitante, Spada, scrive Il Mattino, “era sottoposto a regime di alta sicurezza. Oltre che per associazione mafiosa, era stato condannato con sentenze passate in giudicato per rapina, lesioni, tentato omicidio e furto.”

Proprio questa mattina Ristretti Orizzonti ha diffuso il suo dossier “Morire di carcere”. Quello di Spada è il suicidio numero trentaquattro avvenuto dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane. In trenta si sono impiccati, gli altri sono morti per asfissia da gas.

Dal 2000 ad oggi, i suicidi sono arrivati a quota 590. Sempre da gennaio 2010, ci sono stati anche sessantuno decessi per malattia e "altre cause" da accertare. Sovraffollamento, organici (1.700 agenti per quasi 69.000 detenuti), assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, morti per overdose. Articolo 21, riporta questa lettera di due detenuti nel carcere di Salerno, dove il 6 giugno si è verificato il suicidio di un 34enne.


“I nostri problemi sono tanti a cominciare dal sovraffollamento.” (...) “Infatti siamo costretti a vivere in 6 o anche in 8 detenuti dentro piccole celle, celle dove rimaniamo chiusi per 22 ore al giorno… quando dobbiamo mangiare, siamo costretti a spostare i letti dove dormiamo pur di trovare un piccolo spazio. Anche l'igiene qui è a rischio. In teoria potremo fare 3 docce a settimana, ma i locali delle docce sono talmente sudici che spesso rinunciamo a farla per evitare di prenderci qualche malattia.”

Sono 68.258 le persone detenute a fronte di una capienza massima di 42.000 posti. Le patrie galere scoppiano ma il cosiddetto "piano carceri" ha subito un altro stop (dopo quello del 1° giugno) il 7 luglio. Donato Capece del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria):

“la situazione diverrà realmente esplosiva con l’avvento dei mesi estivi”. “Non c’è il piano carceri. Almeno ne abbiamo perso completamente le tracce. Non ci sono le norme deflattive. Ora non ci sono più nemmeno le 2000 assunzioni. Diciamo che le parole sono state tante. I fatti sono zero. Non ce ne voglia il Ministro Alfano, ma sul fronte penitenziario i suoi propositi sono naufragati sullo scoglio degli interessi politici della Lega Nord… a pagarne le conseguenza non saranno solo gli operatori penitenziari, quanto l’intero Paese."

L’ultimo allarme è di oggi. Il Sappe denuncia: i 300 arresti di appartenenti alla 'ndrangheta fatti ieri in Calabria ed in altre regioni hanno inevitabilmente incrementato le presenze nei penitenziari calabresi, già ampiamente sovraffollati.

Foto | Flickr

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