Mafia, Matteo Messina Denaro: isolato Dna del boss latitante


Per risalire al Dna del numero uno di Cosa nostra la polizia scientifica di Roma ha utilizzato spazzolini da denti, capelli, indumenti e altri oggetti usati dai consanguinei di Matteo Messina Denaro.

Il profilo genetico del 46enne boss è stato "imprigionato", scrive Live Sicilia. E se non sarà un elemento fondamentale per arrivare alla sua cattura lo sarà sicuramente per la sua eventuale identificazione, una volta preso.


Quando lo prenderanno, se anche avesse cambiato il viso, i connotati meno visibili, la ragione sociale del suo incedere, l’orma del suo passo e dei suoi occhi, noi lo riconosceremo. Il Dna non mente. Ora che possiediamo il segreto della Primula Rossa, l’abbiamo già presa.

A marzo l'operazione Golem 2 aveva colpito la rete di protezione del boss formata secondo gli investigatori soprattutto da familiari.

Scriveva in quell’occasione Sicilia Informazioni:

(...) Il blitz, che ha fatto terra bruciata attorno al capomafia, ha portato dietro le sbarre anche il fratello del boss latitante dal 1993, Salvatore Messina Denaro. Secondo gli investigatori sarebbe alla guida della famiglia mafiosa da almeno quattro anni, da quando e' subentrato al cognato del latitante, Filippo Guttadauro, arrestato nel 2006. Il fratello del boss ricercava i "propri accoliti", come hanno spiegato i magistrati, nei posti piu' impensabili, allo scopo di eludere possibili intercettazioni.


Ma e' Matteo Messina Denaro il punto di riferimento per Cosa nostra nel trapanese. E' lui che, nonostante la latitanza che dura dal 1993, continua a esercitare il proprio ruolo attraverso messaggi che riceve e manda. Il boss ordina la distruzione, con il fuoco, dei 'pizzini', per evitare di essere scoperto, errore commesso invece da Bernardo Provenzano 'tradito' dalla via dei 'pizzini'. Dalla latitanza dorata il boss mafioso Matteo Messina Denaro riesce a continuare la sua azione criminale grazie ad "appoggi e contatti", come dicono gli investigatori, di numerose persone. Ad aiutare gli investigatori le intercettazioni ambientali e telefoniche.

"Da alcuni passaggi delle intercettazioni - dicono gli inquirenti - si desume il penetrante controllo del territorio da parte del gruppo criminale capeggiato dal superlatitante; il ricorso sistematico alla violenza per la realizzazione degli obiettivi; il programma di gestione di alcune risorse economiche della zona; l'assoggettamento delle imprese, in molti casi titolari di importanti appalti pubblici, al sistema delle estorsioni e il sistema di riscossione delle relative tangenti".

Latitanza dorata. Osservava il procuratore di Palermo Francesco Messineo dopo l’arresto, la settimana scorsa a Marsiglia, del super latitante Giuseppe Falsone:

SIAMO di fronte a una svolta - i boss hanno constatato che in Sicilia la pressione investigativa è tale da ostacolare la latitanza. È quindi ipotizzabile che preferiscano andare in altre regioni o all'estero. E il latitante che si allontana si indebolisce molto. (...) Altro elemento importante da segnalare (...) è che questi latitanti all'estero non sembrano proprio degli uomini in fuga, ma fanno una vita normale e cercano di impiantare delle attività stabili. Con la collaborazione delle autorità francesi (...) contiamo di avere sviluppi importanti. (Archivio la Repubblica).

Foto | Giornale di Sicilia

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