Processo a don Ruggero Conti: il vescovo Gino Reali era a conoscenza degli abusi e non è intervenuto, denunciato per favoreggiamento

donRuggeroConti

Si torna a parlare di don Ruggero Conti, l'ex parroco del quartiere romano di Selva Candida, arrestato con l'accusa di pedofilia, atti sessuali con minorenni e prostituzione aggravata nel giugno del 2008.

Il 55enne, attualmente sotto processo a Roma, avrebbe abusato di 7 bambini, tutti suoi parrocchiani, come scritto anche qui su Crimeblog quando esplose il caso:

sceglieva le sue vittime tra gli iscritti al catechismo e li invitava a casa sua, nell’appartamento accanto alla chiesa, “per mangiare qualcosa insieme” o per fargli “qualche ora di ripetizione”. I ragazzini, tutti minorenni all’epoca dei fatti, provenivano tutti da famiglie povere e disagiate ed era proprio sulla loro condizione che il signor Conti faceva leva: offriva loro qualche spicciolo, capi d’abbigliamento, cd e dvd, poi abusava di loro. Da quanto emerso dalle indagini sembra anche che i bambini fossero costretti a vedere film pornografici, forse proprio le stesse pellicole che gli inquirenti hanno trovato in casa del pedofilo.

Come vi rivelammo a suo tempo, pare che fossero in molti ad essere a conoscenza della situazione - Conti era stato già sospeso un mese dall’esercizio delle sue funzioni proprio perché tra i fedeli girava la voce che coltivasse un’attrazione inconfessabile verso i bambini - e tra questi anche monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Santa Rufina.

Lo ha rivelato lo stesso Reali il 20 maggio scorso nel corso del processo a Conti:

Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all'autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l'iter da seguire. Incontrai don Ruggero più volte e gli feci alcune raccomandazioni. Gli dissi di dedicarsi di più alla spiritualità, di avere un atteggiamento più prudente, di essere meno espansivo e di non accogliere ragazzi in casa. Ho cercato di fare quello che potevo. Sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie.

E dire che, da quanto è emerso nel corso del processo, monsignor Reali aveva ricevuto lamentele da almeno una decina di persone, incluso don Claudio Brichetto, per un periodo vicario di don Conti e successivamente allontanato dalla parrocchia, che avrebbe visto "don Ruggero toccare un ragazzo all’inguine durante la confessione".

Per questo motivo ora Reali è stato denunciato dai legali dell'accusa Fabrizio Gallo e Marco Malara. Per lui l'accusa è di favoreggiamento, come confermano i due penalisti:

Oggi per la prima volta in Italia è stato denunciato un vescovo in ordine ai reati di pedofilia contestati al suo parroco. Le responsabilità del monsignore sono emerse nell'udienza del 20 maggio. In quella sede si è appreso che Reali era a conoscenza dal 2006 prima di voci sui comportamenti di Don Conti prima dal vice parroco, Don Claudio Brichetto, e successivamente dalle famiglie dei ragazzi ai quali per poter agire avrebbe addirittura richiesto un memoriale scritto nonostante tali affermazioni, oltre ad una denuncia scritta recapitata nel suo ufficio, dimostravano che i fatti non erano più voci di corridoio. Monsignor Gino Reali ha di fatto favorito il compimento di reati che aveva la possibilità di fermare, in quanto nel nostro ordinamento penale all'articolo 40 si afferma 'non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

E, ancora,

Don Conti continuava a fare quello che faceva prima ed il vescovo, che non può nascondersi dietro i 'non potevo fare e 'ho una diocesi numerosa', avrebbe dovuto prendere drastici provvedimenti come quello di allontanare e sospendere il prete Conti in attesa di avere contezza di quello che accadeva nella comunità al fine di evitare prudentemente ed in via cautelativa, possibili consumazioni di altri reati gravissimi. Invece il vescovo Reali è stato così solerte contro il vice parroco reo di aver denunciato l'accaduto e di avere continui litigi con don Ruggero Conti da allontanarlo immediatamente dalla parrocchia. [...] In pratica il Vescovo ha coperto don Ruggero Conti in quanto come dice il vice parroco don Pino Brichetto, sentito anche lui all'udienza del 20 maggio scorso, egli aveva insabbiato tutto per difendere Conti. Ma un vescovo aveva l'obbligo, in presenza di reati così gravi, di intervenire drasticamente ed energicamente in quanto, quando i vescovi tacciono, il prete pedofilo continua a commettere crimini ed il silenzio diventa una forma molto grave di complicità così come è avvenuto nel caso di specie ed invece il vescovo don Gino Reali addirittura riconferma don Conti allungando la sua permanenza presso quella parrocchia di altri 9 anni.

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