Elisa Claps: l'estradizione temporanea di Restivo e le indagini su possibili complici


La procura di Salerno, come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, chiederà alle autorità inglesi la consegna temporanea di Danilo Restivo, già detenuto in Gran Bretagna per l’omicidio di Heather Barnett e da ieri agli arresti anche per la giustizia italiana con l'accusa di avere ucciso Elisa Claps.

La richiesta di arresto era stata fatta prima dai magistrati salernitani. Il 22 maggio c’era stata la firma del gip e giovedì era arrivata la notifica del provvedimento a Restivo. L’Inghilterra in forza del Mae è tenuta a concedere l’estradizione temporanea del potentino. Il pg Di Pietro ieri aveva fatto notare:


La legge sul Mae è stata recepita sia dall’Inghilterra, sia dall’Italia. Sono leggi specchio della legge madre e ci sono obblighi e diritti per le parti che hanno sottoscritto il Mae, fra le quali l’Inghilterra e L’Italià. Da ieri la Procura di Salerno ha un anno di tempo per ottenere il trasferimento di Restivo: poi i termini per il provvedimento cautelare scadranno. 


Il timore dei magistrati italiani sarebbe legato alla possibilità di non riuscire a ottenere la consegna temporanea di Restivo entro un anno, termine di scadenza della custodia cautelare notificata due giorni fa. Il pm Rosa Volpe precisa la natura del provvedimento:


Nel momento in cui Restivo viene raggiunto dal mandato di arresto europeo è in stato di arresto per l’Italia. Iniziano a decorrere i termini di custodia cautelare di fase. Noi siamo ancora alle indagini preliminari: per questa fase abbiamo un anno. Poi, dopo il decreto che dispone il giudizio, avremo un’altra fase e iniziano a decorrere i termini di custodia cautelare per quella successiva: avremo un anno e mezzo di tempo. Ora in questi due anni e mezzo andranno gestiti i tempi del nostro processo e quelli del processo che devono celebrare in Inghilterra, che può essere gestito mediante le consegne provvisorie previste dalla legge sul Mae del 2005.

Intanto sul fronte delle indagini rimangono aperti almeno due quesiti essenziali. Chi ha ucciso ha avuto dei complici? “Non abbiamo elementi per dire che l’assassino abbia avuto l’aiuto di qualcuno prima e dopo l’omicidio”, dicono gli inquirenti.

Ma l’investigatore privato della famiglia Claps, Marco Gallo, si dice convinto che ad aiutare l’omicida sarebbero state almeno altre due persone:


entrambe viventi e residenti fuori Potenza. I complici hanno operato dalle 14 alle 16.30 di quella domenica - afferma Gallo - coprirono il cadavere con tegole e materiale di risulta. Danilo, invece, fu mandato a casa. Successivamente, dopo la morte del parroco don Mimì Sabia, qualcuno potrebbe aver tolto un po’ del materiale che copriva la salma, con l’obiettivo di far scoprire quel corpo.

Già, perché il corpo di Elisa venne scoperto "ufficialmente" il 17 marzo nel sottotetto della chiesa della Trinità da un operaio romeno che stava riparando un’infiltrazione d’acqua. Ma in realtà il cadavere era stato ritrovato a gennaio. E siamo al secondo punto ancora tutto da chiarire. Scrive La Gazzetta del Mezzogiorno:


Lo ammise il viceparroco, il brasiliano don Wagno, in un interrogatorio alla Polizia. Secondo la sua versione, fu una donna delle pulizie a comunicarglielo. Lui vide i resti, ripose gli occhiali accanto a quel cadavere e pregò. Tutto qui.


Insomma, il ritrovamento del 17 marzo è stato una «messinscena». Qualcuno ha voluto far scoprire il cadavere: il corpo di Elisa è stato trovato parzialmente coperto, il che significa, come ha sottolineato il pm Rosa Volpe, che c’è stato chi ha «levato parte del materiale di risulta che lo seppelliva» forse per agevolarne il ritrovamento ufficiale.

A far emergere possibili complicità potrebbe essere l’incidente probatorio:

Gli accertamenti in corso in sededi incidente probatorio sul caso Claps potrebbero portare ad aprire nuove indagini e magari coinvolgere altri soggetti per quel che riguarda l’occultamento del cadavere di Elisa e le presunte coperture che hanno aiutato Danilo Restivo a farla franca per 17 anni. Proprio la presenza di tracce di Dna estranee al corpo, e allo stesso Restivo, potrebbero per gli inquirenti indurre a procedere a nuove verifiche per delineare l’eventuale contesto di complicità sul quale Restivo avrebbe potuto contare. 

Foto | Il quotidiano della Basilicata

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