I 30 latitanti più pericolosi d'Italia: Attilio Cubeddu


Non ha mai fatto parte di organizzazioni di tipo mafioso in senso stretto, ma è comunque inserito nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia. Parliamo di Attilio Cubeddu, classe 1947, esponente storico dell’anonima sequestri sarda, noto alle cronache soprattutto per il sequestro dell’imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini.

Originario di Arzana (nella provincia dell'Ogliastra) Cubeddu sparì nel nulla nel 1997. Da allora è uccel di bosco per la giustizia, ma non si esclude nemmeno che possa essere morto. Dopo aver preso parte tra il 1981 e il 1983 ai sequestri Rangoni Macchiavelli, Bauer e Peruzzi tra Emilia-Romagna e Toscana "il lupo solitario" si diede alla latitanza.

Nel 1984 venne però arrestato a Riccione e condannato a 30 anni di carcere. Grazie ad una condotta modello il bandito riuscì a farsi concedere numerosi permessi premio finché nel 1997, durante uno di questi, fece perdere le proprie tracce non ritornando nel carcere di Badu 'e Carros (Nuoro). Qualche mese dopo e precisamente 17 giugno 1997 a Manerbio (Brescia), venne sequestrato Soffiantini.

Il 9 febbraio 1998, l'imprenditore fu liberato, dopo il pagamento di un riscatto di cinque miliardi di vecchie lire versati in dollari. Subito dopo scattò la caccia ai due carcerieri di Soffiantini, Attilio Cubeddu e Giovanni Farina. Ecco la parole dell'allora capo della polizia Ferdinando Masone:

"Il riscatto in dollari potrà anche significare la volontà di qualcuno dei latitanti di lasciare il Paese. (...) Ce la metteremo tutta perchè i responsabili del sequestro Soffiantini siano presi, assicurati alla giustizia e restino in carcere".


Farina e Cubeddu sarebbero ancora in Toscana nascosti in un rifugio: di questo sono convinti gli inquirenti toscani, che dalla notte scorsa stanno coordinando le ricerche dei possibili covi dei due latitanti sardi. Secondo gli inquirenti, Farina e Cubeddu hanno avuto ieri sera circa un'ora di vantaggio per dileguarsi. Soffiantini infatti è stato lasciato dai banditi con l'ammonimento di camminare per un'ora prima di chiedere aiuto, mentre l'imprenditore avrebbe vagato solo per circa una quarantina di minuti, prima di fermarsi al distributore di Tavernuzze e avvertire la famiglia.


In Sardegna invece sono certi che Cubeddu e Farina siano già all'estero. Secondo l'agenzia di stampa Agi, sarebbero stati presi diversi contatti per consentire il pagamento del riscatto e favorire il rilascio dell'imprenditore bresciano. E il ritardo nel rilascio di Soffiantini sarebbe stato motivato dalla necessità di Farina e Cubeddu di perfezionare i contatti indispensabili per lasciare l'Italia e rifuggiarsi probabilmente in Colombia, dove Farina ha già molti contatti.


Al centro delle indagini, non solo in queste ore ma già da quando è stato pagato il riscatto, una località toscana che Farina conosce molto bene, i monti della Calvana. Qui, in uno spiazzo lungo la statale 325 della Valdibisenzio, tra Prato e Vaiano, la sera di martedì 3 febbraio, poco dopo le 23, Nino Galuppini ed Ermanno Manenti, emissari della famiglia Soffiantini, hanno pagato il riscatto per la liberazione dell'imprenditore. (Archivio La Repubblica).

Per il sequestro dell'impreditore bresciano Cubeddu nel 2000 fu condannato all'ergastolo. Farina intanto era finito in manette. Troppi passi falsi, troppe tracce lasciate dietro di sé. Seguendo un bonifico partito da una banca svizzera, beneficiario tale Luigi Valiante, gli investigatori erano arrivati alla sua cattura, in Australia.


Il conto era stato aperto da Mannironi in agosto presso il Credit Suisse di Lugano con il versamento in contanti e in banconote da cento dollari di un milione e 474 mila dollari Usa. Un conto corrente che ha portato gli investigatori direttamente a Giovanni Farina. Il 24 agosto scorso infatti, proprio da quella banca svizzera e da quel conto di Mannironi era partito un bonifico a una banca di Sidney di 20 mila dollari australiani. Destinatario Luigi Valiante, il nome utilizzato da Farina al momento del suo ingresso in Australia.

A quel punto all’appello degli inquirenti mancavano due cose: più di tre miliardi e, soprattutto, Attilio Cubeddu. In questo articolo di Repubblica del 2000 si parla di un strana visita ricevuta da Farina in carcere...

"Attilio è morto", dice improvvisamente uno dei due visitatori nella sala colloqui del carcere di Silverwater, a Sydney. "Attilio chi?", domanda Giovanni Farina. "Attilio Cubeddu", precisa il visitatore. L' ex latitante ha ormai preso le misure: quei due non gli piacciano. (...) E poi hanno cominciato a fare tante, troppe, domande. La notizia sulla morte di Cubeddu la tirano fuori alla fine del colloquio. E lui, Farina, reagisce secondo una tecnica sperimentata: "Chi è questo Cubeddu?", domanda.

(...) Lo strano incontro risale alla fine di marzo. E' lo stesso Farina a raccontarlo in una lettera inviata dal carcere un mese fa. L' incontro, stando all' ex latitante, è avvenuto una decina di giorni prima della sentenza del processo Soffiantini. "A un certo punto - scrive - uno dei due mi ha anticipato la condanna di Cubeddu all' ergastolo. Gli ho domandato quando è morto, e lui mi ha detto "un mese fa"". Appare poco probabile che Farina si sia inventato tutto. Non è la prima lettera che scrive da Silverwater, e questa si distingue dalle altre per l' autenticità dei toni di preoccupazione, se non di paura.


Ma è soprattutto quello scambio di battute sulla morte di Cubeddu a rendere credibile il racconto e a far ritenere molto probabile che i due interlocutori dell' ex latitante fossero degli investigatori. Perché è da tempo che in Italia si parla della morte di Cubeddu. Se ne è parlato anche durante il processo Soffiantini, nell' udienza dello scorso 2 marzo. Interrogato come testimone, il capo della squadra mobile di Nuoro confermò di aver sentito voci di questo genere, e disse che l' ultimo avvistamento di Cubeddu risale al febbraio del 1997.

"Ma - avverte Mauro Mura, procuratore aggiunto di Cagliari - vanno valutate con molta cautela, spesso in passato sono state messe in giro dallo stesso ambiente del latitante nella speranza di far allentare le ricerche". Ma, nel caso di Cubeddu, l' origine di questa voci è diversa. Cominciarono a circolare con insistenza proprio dopo l' arresto di Farina, quando si scoprì che gli era entrato in tasca circa il 70 per cento del riscatto. Un po' troppo, rispetto ai tradizionali criteri di spartizione. Si cominciò a sospettare, insomma, che Farina si fosse appropriato anche della parte di Cubeddu. E che l' avesse fatto nell' unico modo possibile.

Foto | Interno.it

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