'Ndrangheta: 12 arrestati cosca Ruga Monasterace per traffico di droga


I carabinieri di Reggio Calabria hanno eseguito all’alba di oggi 12 ordinanze di custodia cautelare, undici in carcere e una ai domiciliari, nei confronti di altrettante persone accusate a vario titolo di appartenere della cosca Ruga di Monasterace (Reggio Calabria), attiva nella vallata della fiumara Stilaro, con proiezioni anche nel Centro-Nord Italia.

Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di sostanze psicotrope. Gli arrestati sono residenti nella Locride e a Soverato. Da Melito on line:


L’attività trae origine dallo sviluppo di alcuni dati info-investigativi acquisiti nel corso di un’altra indagine sulle cosche dell’alta locride e da alcune perquisizioni d’iniziativa eseguite a carico di soggetti d’interesse operativo della circoscrizione. Le investigazioni, che si sono protratte per oltre due anni, anche attraverso intercettazioni telefoniche, videoriprese e servizi di ocp. hanno consentito di far luce su un vasto traffico di sostanze stupefacenti, per lo più cocaina e marijuana, gestito da un gruppo di soggetti che avevano dato vita ad uno stabile sodalizio criminale, avente base operativa in Monasterace, che si procacciava e spacciava stupefacenti nei comuni ubicati nell’alto Jonio reggino e nel basso Jonio catanzarese.

I militari dell'Arma hanno eseguito anche perquisizioni nei confronti di 23 soggetti indagati ritenuti affiliati, contigui e fiancheggiatori della cosca. Nel blitz sono stati sequestrati anche diversi chili di stupefacenti. Scrive GRR in merito agli arresti di oggi:


Si tratta dei reponsabili di una guerra per il controllo del traffico di cocaina che ha lasciato sul terreno 15 morti, combattuta in un triangolo tra le province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia.

Di certo c'è che negli ultimi 2 mesi lungo la fascia jonica al confine tra le province di Catanzaro e Reggio Calabria sono stati compiuti 4 omicidi. Da Reggio Calabria Notizie:

Le cosche della 'ndrangheta operanti in questa zona, infatti, secondo gli inquirenti, non solo hanno legami tra loro, ma proiettano i loro interessi anche sulle localita' delle province vicine. Un intreccio che potrebbe avere scatenato una guerra per il controllo del territorio. Un'ipotesi, quest'ultima, temuta dagli investigatori, anche se non ancora ufficializzata.

E' per questo che le indagini sull'omicidio di Sia si stanno intrecciando con quelle di Giovanni Vallelonga, di 62 anni, di Caulonia, ucciso ieri in un agguato a Stilo, nel reggino, ad una quarantina di chilometri da Soverato, a colpi di fucile calibro 12 e di pistola. Vallelonga era considerato dagli investigatori vicino alla criminalità organizzata della vallata dello Stilaro, controllata dalla cosca Ruga-Metastasio.

Libera Informazione sull'omicidio Vallelonga:


Un omicidio che potrebbe essere collegato anche all’efferata uccisione avvenuta il 27 settembre del 2009 a Riace, a pochi metri dal santuario dei santi medici Cosma e Damiano, di Damiano Vallelunga, 52 anni, capo indiscusso dell’omonimo e potente clan delle Serre vibonesi. La violazione della pax mafiosa avvenuta con l’omicidio del potente boss dei “viperari”, a sua volta accusato negli anni ‘90 (ma successivamente assolto dai giudici della Corte d’assise di Catanzaro) dal pentito Pasquale Turrà di Guardavalle, in seguito ucciso da killer rimasti ignoti, di essere uno dei due presunti responsabili, nell’agosto del 1988, del tentato omicidio di Giovanni Vallelonga, potrebbe proprio essere all’origine del nuovo tentativo, questa volta andato a segno, di uccidere lo stesso Vallelonga.


Nel corso della cruenta e sanguinosa "faida dei boschi" scoppiata nel 1977 per il predomino del territorio e il controllo delle attività boschive nei territori montani dei comuni di Stilo, Guardavalle, Santa Caterina, Mongiana e Serra San Bruno, sia Giovanni Vallelonga sia Damiano Vallelunga erano già stati vittime di tentati omicidi. Ora a distanza di trent’anni dall'inizio della faida sono stati uccisi, nell'arco di sette mesi, entrambi con modalità tipicamente mafiose. Roba, insomma, troppo grossa per pensare a una coincidenza.

La rottura di delicati e importanti equilibri fra i clan che sovrintendono l’area lascia presagire altro sangue. Se, come sostengono gli inquirenti, Giovanni Vallelonga aveva un ruolo di spicco all’interno del clan dei Metastasio, questo omicidio potrebbe innescare un meccanismo perverso che porterebbe alla riapertura della faida con il coinvolgimento di alleati molto potenti dall’una e dall’altra parte.Un’ipotesi da non scartare è quella secondo cui la questione potrebbe chiudersi qui in virtù del fatto che attirare oltre modo l’attenzione delle forze dell’ordine e dell’opinione pubblica potrebbe essere un grosso danno per le attività di lucro delle ‘ndrine della zona storicamente molto pervasive e legate al settore dell’edilizia (appalti pubblici e produzione di inerti) e a quello agricolo (assunzione di braccianti, commercializzazione di agrumi e legname).

Foto | MOL

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