Brasile, anestesista uccise pazienti per liberare posti letto: 7 vittime accertate, sospetti su 300 decessi

Il caso dell'anestesista killer Virginia Helena Soares de Souza sta scuotendo il brasile. La donna, 56 anni, è stata arrestata nel febbraio scorso con la pesante accusa di aver ucciso sette pazienti in terapia intensiva nell'ospedale evangelico di Curitiba, nello stato brasiliano del Paraná, per liberare posti letto nella struttura.

Con lei sono finiti in manette sette membri della sua equipe medica, tutti rilasciati giovedì scorso in attesa che vengano formalizzati i capi d'accusa nei loro confronti. Ieri, però, la Procura ha chiesto un nuovo ordine d'arresto nei confronti della donna, in quanto il rischio di inquinamento delle prove sarebbe più che concreto.

La richiesta della Procura arriva a poche ore dall'allarme lanciato da un responsabile del Ministero della Salute incaricato di indagare sulla vicenda: l'anestesista, vero e proprio angelo della morte, potrebbe aver ucciso almeno 300 persone nel corso della sua attività lavorativa.

Dal 2005, anno in cui la donna ha iniziato a lavorare nella struttura, sono morte circa 2000 persone. Molte furono morti naturali, ma c'è il sospetto che in molte altre potesse esserci proprio lo zampino della Soares de Souza. Ad oggi, sostiene l'esperto Mario Lobato, sono già stati identificati 20 casi simili ai sette contestati alla Virginia Helena Soares de Souza, ma molti altri sospetti - circa 300 - devono ancora essere analizzati.

Per questo, visto che le indagini sono ancora in corso, la Procura non può permettersi che la donna vada in giro a coprire le proprie malefatte. Il modus operandi sembra essere sempre lo stesso: ai pazienti veniva iniettato un cocktail di farmaci che comprendeva anche il Pancuronio, un miorilassante che può provocare shock anafilattico, insufficienza renale e insufficienza epatica.

Ad incastrare la donna ci sarebbe anche la testimonianza di un collega, l'infermiere Silvio de Almeida, che a Globo TV ha riferito:

Si sentiva Dio. Faceva quello che voleva e anche altri tre medici agivano come lei.

Lei, in attesa che venga deciso se dovrà tornare o meno dietro le sbarre in vista del processo, continua a dichiararsi innocenti, così come i colleghi indagati con le stesse accuse.

Foto © Getty Images

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