Tassista ucciso a Milano: Stefania Citterio non sconterà la pena

Stefania Citterio, la 28enne condannata per concorso nell'omicidio del tassista Luca Massari, massacrato di botte il 10 ottobre 2010 a Milano, dovrà solo risarcire i danni alla famiglia della vittima, senza scontare una pena per quell'accusa.

Lo ha stabilito la Corte d'Assise d'Appello di Milano con la sentenza emessa ieri motivando la decisione con il fatto che la procura non ha proceduto alla riqualificazione del reato a carico della ragazza da minacce a concorso anomalo in omicidio. Imputazione che la stessa procura aveva contestato a Stefania Citterio in primo grado, chiedendo 21 anni di carcere. La Corte d’appello ha potuto così accogliere esclusivcamente il ricorso dei familiari del tassista ucciso, i soli a chiedere che fosse dichiarata la responsabilità della donna nell'omicidio, pur se al solo fine del risarcimento danni.

Quel 10 ottobre di 3 anni fa il tassista era nella sua auto alla periferia sud di Milano, in via Luca Ghini. Sotto la vettura improvvisamente finì un cane, un piccolo cocker che era senza guinzaglio. Secondo la ricostruzione emersa nel processo di primo grado Massari cercò di scendere dall’auto per scusarsi ma fu aggredito brutalmente da tre persone: Stefania Citterio e suo fratello Pietro, condannati rispettivamente a 10 mesi e 14 anni, e Micheal Morris Ciavarella, 30enne fidanzato della Citterio, condannato con rito abbreviato a 16 anni di reclusione, sentenza confermata anche in appello.

Ciavarella, secondo il pm Tiziana Siciliano, avrebbe inferto "gli ultimi due micidiali colpi" a Luca Massari, tra cui una ginocchiata in faccia. Stefania Citterio in primo grado era stata condannata con rito ordinario a 10 mesi per minacce, il fratello a 14 anni per concorso nell'omicidio, incendio e lesioni (diventati 13 in appello). In base alle indagini la ragazza sarebbe stata la prima a scagliarsi, almeno verbalmente, contro Massari al grido di "ti ammazzo, ti ammazzo", poi il pestaggio mortale del tassista di 45 anni. Il risarcimento del danno per i familiari dell’uomo dovrà essere quantificato in una causa civile.

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