Mafia: Manuel Pasta, nuovo pentito a Palermo. Arrestato Andrea Quatrosi, presunto boss Resuttana


Manuel Pasta, arrestato nel blitz antimafia Eos del dicembre scorso, quale membro di spicco della cosca di Resuttana, legata ai Lo Piccolo, sta collaborando con la giustizia. E in veste di pentito starebbe raccontando tutti i segreti del clan. L’uomo, accusato di associazione mafiosa ed estorsione, era ritenuto il gestore del racket del pizzo per conto dei boss di Tommaso Natale nel "mandamento" in questione.

Niente omicidi per lui, raccontano i pentiti. Al momento dell’arresto Pasta era titolare dello studio di consulenza “Crociata” che si occupava di sinistri stradali. Da Melito on line:


Le indagini, svolte tra il 2008 e i primi mesi del 2009 dai Carabinieri del Reparto Operativo di Palermo, culminate nell’operazione “EOS” che nel maggio del 2009 avevano condotto al fermo di 21 persone, vertici e affiliati dei mandamenti mafiosi di “Resuttana” e “Tommaso Natale-San Lorenzo”, accusati a vario titolo di “Associazione per Delinquere di tipo mafioso finalizzata alle estorsioni ed al narcotraffico di cocaina”, con il rinvenimento di un micidiale arsenale di armi all’interno della storica “Villa Malfitano” di Palermo, già avevano documentato una sempre maggiore integrazione tra i due importanti contesti criminali attraverso una radiografia fedele ed aggiornata delle dinamiche al loro interno.

Le intercettazioni avevano fatto emergere:


-        l’assunzione al ruolo direttivo della famiglia mafiosa dell’Arenella da parte di LO CICERO Salvatore;
-        il progressivo consolidamento della posizione di FIDANZATI Gaetano alla guida del mandamento di Resuttana, già latitante inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, arrestato il 5 dicembre a Milano;
-        la ripresa del protagonismo dell’esponente mafioso LO VERDE Giuseppe, subito dopo la sua scarcerazione, nell’ambito della famiglia di Tommaso Natale;
-     il progetto di MILITANO Carmelo di riprendere il controllo e la direzione del mandamento di S. Lorenzo anche mediante la preventivata eliminazione violenta di tutti i possibili oppositori.
- la disponibilità di numerose armi da sparo, pronte ad essere utilizzate per la realizzazione di tale proposito, oltre alla disponibilità di sostanze chimiche il cui uso è preso in considerazione dal MILITANO e dal cognato PIZZUTO Agostino al fine di distruggere materialmente i cadaveri degli oppositori.

(...)Le risultanze acquisite nel corso dell’ultimo anno, a cui si sono aggiunte le rivelazioni degli ultimi pentiti, hanno fornito, praticamente “in diretta“, un quadro aggiornato dell’organizzazione mafiosa nei mandamenti di Resuttana e Tommaso Natale – San Lorenzo, evidenziando, fra l’altro una sempre più pressante azione di imposizione del cosiddetto “pizzo” su ogni genere di attività, situazione quest’ultima che ha conseguentemente reso necessaria l’emissione da parte dell’Autorità Giudiziaria di un provvedimento cautelare d’urgenza anche a causa dell’approssimarsi delle festività natalizie, notoriamente considerate uno dei momenti più delicati  per la riscossione delle estorsioni.

Dei trascorsi criminali di Pasta e del suo ruolo all’interno della "famiglia" di Resuttana scriveva ieri Sicilia Informazioni:

A parlare di Pasta sono diversi collaboratori di giustizia (...) tra cui Maurizio Spataro. (...) Nel corso di un verbale, reso da Spataro il 20 novembre 2009, il collaboratore, nel ribadire la funzione di Pasta nell'ambito della famiglia mafiosa di Resuttana, aveva evidenziato che quest'ultimo "si occupava di pagare le famiglie dei detenuti".Manuel Pasta, secondo le dichiarazioni rese dal pentito Maurizio Spataro ai magistrati della Dda di Palermo "gestiva con me il mandamento di Resuttana. Teneva la cassa e si occupava di pagare i familiari ai detenuti. Ha una agenzia di disbrigo pratiche per incidenti stradali che era sede di incontri con esponenti mafiosi. Era vicino a Salvo Genova. Mia moglie ha ricevuto soldi da Pasta".

Anche Lucia Di Matteo, moglie del pentito Maurizio Spataro, ha parlato di Pasta. Il 30 novembre 2009 la donna, secondo i pm, avrebbe fornito "un quadro esaustivo dei rapporti che ha mantenuto con Manuel Pasta in ragione dell'attivita' di assistenza finanziaria e legale che Pasta svolgeva in favore della famiglia Spataro dopo l'arresto di quest'ultimo". Interrogata dai pm la donna ha detto: "Manuel Pasta mi disse che quando io avevo dei problemi oppure per parlare dei colloqui con mio marito Maurizio, avremmo dovuto vederci al Charleston. In effetti ho incontrato piu' volte Manuel Pasta al Charleston. Con Pasta parlavamo, tra l'altro, dell'andamento dei colloqui".
 

"Ricordo un evento in particolare, in cui mi rivolsi a Pasta - ricorda ancora la donna - per entrare in possesso di una somma di denaro pari a 3000 euro con riferimento ad un credito che vantava mio marito rispetto ad un cliente del ''Borgo'' per una macchina. Dopo un colloquio avuto in carcere con mio marito avvenuto il 13 di Novembre del 2008, colloquio avvenuto con modalita' ''sospette'' , ovvero a parte rispetto agli altri detenuti, venne a trovarmi a casa di mia suocera Tanino Lo Presti. Ci incontrammo sotto casa e mi diede 15.000 euro quale parte del credito che mio marito vantava, per la restituzione del quale mi ero rivolta a Pasta".

Nel 2006 venne rapito e ucciso Giovanni Bonanno considerato fino ad allora il reggente del mandamento di Resuttana. Secondo i pentiti il boss teneva per sé una parte dei soldi delle estorsioni. Dall'archivio di Repubblica:

Del delitto sono imputati i capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, nonché Diego Di Trapani. Quel giorno - era l' 8 febbraio 2008 - un emissario delle cosche, Giuseppe Pecoraro, stava tentando di dissotterrare i resti di Bonanno e di un altro capomafia, Bartolomeo Spatola, anche lui ucciso per ordine dei Lo Piccolo. Bonanno, scomparso nel gennaio del 2006, era sotto un cumulo di due metri di terra. Ormai irriconoscibile. Solo l' esame del Dna ha consentito un' identificazione certa. Poi, dopo il confronto con il codice genetico dei familiari, la salma è stata restituita alla moglie.


Per l' omicidio Bonanno è stato già celebrato un processo col rito abbreviato a carico dei capimafia Antonino Rotolo, Antonino Cinà, poi anche di Pecoraro e del pentito Gaspare Pulizzi. La sentenza, emessa la settimana scorsa dal gup Mario Conte, ha portato alla condanna di tutti: ergastolo per Rotolo e Cinà. Con l' accusa di associazione mafiosa e soppressione di cadavere, Giuseppe Pecoraro detto U cagnuleddu, ha avuto 7 anni. Il pentito Gaspare Pulizzi, che consentì il ritrovamento dei resti di Bonanno, è stato condannato a 2 anni, sempre per l' occultamento del cadavere. Bonanno venne eliminato perché faceva la cresta sul ricavato delle attività estorsive della cosca. Il dibattimento in corte d' assise è stato rinviato al 12 marzo.

Ufficialmente, Bonanno lavorava per un' azienda di pulizie. Era solo una copertura. In aula, la moglie parla dei debiti per realizzare la villetta di famiglia. E del vorticoso giro di assegni che i carabinieri gli mostrarono dopo la morte del marito. Lei insiste: «Non sospettavo nulla». E poi finisce per accusare il pentito Maurizio Spataro: «Ho pensato che ci fosse lui, un amico di Giovanni, dietro quegli assegni, perché aveva fama di persona poco affidabile». Dopo due ore di domande, il presidente della corte, Salvatore Di Vitale, vuole approfondire ulteriormente: «Quanto guadagnava ufficialmente suo marito?».


Risposta: «1.200 euro al mese». Chiede ancora il presidente dei lavori per la casa. «Furono fatti in economia». E poi: «Lei non sapeva della famiglia di suo marito? Non sapeva che suo suocero era stato ucciso?». Risposta: «L' ho saputo solo dopo». Dicono i pentiti che Giovanni Bonanno fu ucciso perché teneva per sé i soldi delle estorsioni. Aveva compreso di essere in pericolo. «Il giorno prima di morire era nervoso - ricorda la moglie - mi disse che sarebbe dovuto andare a un' udienza importante in tribunale, mi raccomandò di non chiamarlo. La notte dormì poco, prese il nostro bambino di pochi mesi dalla culla e lo strinse a lungo a sé nel letto matrimoniale. Anche prima di uscire lo baciò a lungo. Poi abbracciò me. Tornò indietro per stringermi ancora». Ma dove sarebbe finito il tesoretto di Giovanni Bonanno. La moglie sostiene di aver cercato in tutta la casa. «Non mi restano che debiti - dice - sono andata via da Palermo per cercare lavoro»

E questa mattina i carabinieri di Palermo, su disposizione Dda della stessa città, hanno arrestato tre presunti membri della cosca di Resuttana. Tra loro ci sarebbe anche il nuovo capo mandamento. Da Hercole:

I fermi sono stati eseguiti nell’ambito di una nuova tranche dell'operazione "Eos", che, tra maggio e giugno del 2009 portò a una trentina di arresti. I provvedimenti sono stati firmati dai magistrati dai magistrati della Dda di Palermo Antonio Ingroia, Lia Sava, Marcello Viola, Annamaria Picozzi, Francesco Del Bene e Gaetano Paci. All'indagine hanno dato un contributo importante le rivelazioni di Manuel Pasta, il nuovo pentito che, per conto dei boss, gestiva il racket delle estorsioni.

I fermati sono i palermitani Carlo Giannusa, 40 anni, Mario Napoli, di 44, e Andrea Quatrosi, di Partinico, 52 anni. Quatrosi è ritenuto dagli investigatori il reggente del mandamento Resuttana, di cui Pasta sembra essere il vice del clan.

Foto | Flickr

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