Mafia, Agrigento: arrestati boss e presunti fiancheggiatori di Giuseppe Falsone nell'operazione Apocalisse


Altro colpo alle cosche. Nove persone sono finite in manette nella notte nell’ambito dell’operazione antimafia Apocalisse condotta dai carabinieri del nucleo operativo di Agrigento e del nucleo ecologico di Palermo. Tra gli arrestati, scrive Live Sicilia, ci sono...

i capi dei clan: vecchi uomini d’onore come Diego Lo Giudice, 70 anni, di Canicattì e Francesco Giacchino Cottitto, 43 anni di Palma di Montechiaro. A Catania i militari dell’Arma hanno invece arrestato l’imprenditore Ferdinando Bonanno. Gli arrestati sarebbero i ”colonnelli” del boss latitante Giuseppe Falsone, ritenuto il capo di Cosa Nostra agrigentina.

Falsone, 39 anni, figlio dell’ex capo mafia di Campobello Di Licata, un tempo ”appoggiato” dal boss Bernardo Provenzano, deve scontare una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Salvatore Ingagno, l’assassino del padre e del fratello, e una per traffico internazionale di stupefacenti.

Tutti gli arrestati nell'operazione (gli altri nomi li trovate qui) coordinata dalla Dda di Palermo sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravato. Da Agrigento Web:

Due le irruzioni, dei militari, a Campobello di Licata e a Canicattì, ma ancora una volta , di Falsone nessuna traccia. (...) Diverse le perquisizioni domiciliari e veicolari.

Un tempo fedelissimo di Provenzano, Falsone, nella lista dei latitanti più pericolosi d'Italia, è alla macchia dal 1999. Nel 2004 venne arrestata la sorella, con l'accusa di gestire gli affari “di famiglia”:

Arrestata dai carabinieri di Agrigento Carmela Maria Rita Falsone, quarantenne sorella del latitante di Campobello di Licata Giuseppe Falsone. La donna è ritenuta responsabile del reimpiego di ingenti somme di denaro possedute dal fratello, provenienti dalla partecipazione di Giuseppe Falsone a Cosa nostra.


Giuseppe Falsone (...) è attualmente ritenuto al vertice di Cosa nostra agrigentina. Il ruolo di Giuseppe Falsone emerge chiaramente da un «pizzino» scritto da Provenzano e inviato all' allora capomafia di Caccamo, Antonino Giuffrè, oggi collaboratore di giustizia. Nel messaggio si fa chiaro riferimento al conflitto che era esploso in provincia di Agrigento per conquistare il ruolo di capo mafia, tra il latitante Maurizio Di Gati e appunto Giuseppe Falsone. (Archivio la Repubblica).

A tenere i contatti sull’asse Palermo-Agrigento, secondo le indagini, era soprattutto Antonino Rotolo:


I boss dell' Agrigentino erano in stretto contatto con i colleghi di Palermo, soprattutto attraverso Antonino Rotolo, il capomandamento di Pagliarelli che era agli arresti domiciliari per motivi di salute, nonostante una condanna all' ergastolo: i discorsi intercettati dalla polizia in un box di lamiera sistemato nel suo giardino hanno svelato molti segreti. Anche quelli dei pizzini che viaggiavano da e per Agrigento. Uno dei principali contatti di Rotolo era Cesare Lombardozzi, vera eminenza grigia della mafia agrigentina, padrino di battesimo di Falsone. Ma a Palermo si arrivava anche tramite la «via di Canicattì»: erano Calogero Di Gioia, assieme al fratello Salvatore, ad occuparsi di tutto.

L' indagine è stata condotta sul campo dai capi delle due squadre mobili, Attilio Brucato e Piero Angeloni. A coordinarla sono stati i sostituti Fernardo Asaro e Costantino De Robbio, nonché il procuratore aggiunto Annamaria Palma. Ogni passaggio dell' inchiesta ha messo in risalto i contatti strettissimi fra le famiglie mafiose di Agrigento e Palermo. La conferma è arrivata anche da un episodio del giugno 2005, accaduto a Buonfornello: l' escavatore di un' impresa edile favarese, «protetta» dalle famiglie agrigentine, era stata incendiata. Falsone lamentò l' accaduto in un pizzino inviato a Provenzano, e arrivò subito il risarcimento del danno, circa trentamila euro.

(...) «I grandi latitanti - commenta il capo della Dda di Palermo Francesco Messineo - sono capimafia che continuano ad esercitare il loro potere nel territorio e per questo devono essere presenti nell' area di competenza. Ciò vale anche per il superlatitante Giuseppe Falsone. Dovunque egli si trovi, e probabilmente si trova nella provincia di Agrigento, esercita un forte controllo sulle organizzazioni criminali, che non potrebbe avere se si limitasse ad emigrare all' estero». (Archivio la Repubblica).

Ad aprile 2008 fu arrestato un avvocato che avrebbe fatto avere al superlatitante informazioni sulle indagini della Dda a suo carico.

Il superlatitante di Agrigento, Giuseppe Falsone, avrebbe saputo in diretta notizie sulle indagini della Dda di Palermo. A passarle un' insospettabile avvocatessa in servizio all' Ast (...).

E questa mattina un'altra operazione antimafia ha portato a un sequestro di beni, per un valore di 4,2 milioni di euro, riconducibili al boss di Cinisi (Palermo) Gaetano Badalamenti, deceduto nel 2004.

Via | Live Sicilia

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