La Spezia, omicidio prostituta: Jacopo Schiaffino rimane in carcere. La telefonata cancellata


Resta in carcere Jacopo Schiaffino, il 21enne sospettato di aver ucciso, il 15 marzo, la prostituta brasiliana Aparecida Perpetua Da Silva con più di 70 coltellate. Il quadro accusatorio nei confronti del giovane si sarebbe intanto arricchito di ulteriori elementi. Dice Liguria Oggi:

ieri il giovane non ha risposto alle domande del magistrato che lo interrogava ma gli sono stati contestati nuovi elementi di prova. In particolare la misteriosa scomparsa di una sua telefonata al cellulare della vittima.Schiaffino avrebbe cancellato dal telefono cellulare la chiamata fatta nel pomeriggio del giorno della tragedia. Un accorgimento inutile e addirittura controproducente visto che le forze dell’ordine hanno i tabulati di tutte le chiamate in uscita ed in entrata.L’unica chiamata che “non risulta” registrata sul telefonino della vittima è proprio quella che Schiaffino ha fatto.

Un tentativo di depistare le indagini secondo gli investigatori. La parola fine sulle reali responsabilità del ragazzo dovrebbe arrivare dai risultati dei test sul dna trovato sotto le unghie della vittima. Brandelli di pelle che apparterrebbero all’assassino. Risultanze che comunque non spiegherebbero tanta furia omicida.

Dell’interrogatorio scrive anche Il Secolo XIX:

«Io non so niente, non ricordo niente. Sono confuso. Non sono in grado di raccontare cosa ho fatto, di rispondere alle domande. Non ancora, non adesso». Jacopo Schiaffino, rinchiuso nel carcere spezzino di via Fontevivo ormai da sabato notte, con l’accusa di aver ucciso la quarantenne Aparecida Da Silva con 73 coltellate, “non ricorda”.


L’ha detto ieri mattina al giudice Diana Brusacà, che l’ha interrogato in carcere, attorno alle 10.30, presenti i suoi avvocati ed il pubblico ministero: e poi, alla fine di una lunghissima giornata, ha deciso di tenerlo dentro. In termini tecnici, non è stato convalidato il fermo di polizia giudiziaria disposto sabato dal pm Claudia Merlino: è stata applicata però la custodia in carcere.

Foto | Flickr

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