Camorra: l’omicidio di Salvatore Ricciardi e la “valanga” di Francesco Schiavone. Dda indaga


L’omicidio di un pregiudicato ritenuto un "esattore" del clan dei Casalesi e quel messaggio, del gennaio scorso, indirizzato da Francesco "Sandokan" Schiavone alla famiglia attraverso una lettera: “sta per arrivare una valanga”. E poi quegli incontri nel carcere di Opera tra Giuseppe Graviano e lo stesso Sandokan, durante l’ora d’aria, in regime di 41 bis.

Segnali inquietanti su cui la Dda partenopea vuole vederci chiaro. Quello che si teme è una nuova guerra di camorra. Partiamo con ordine. Dei colloqui tra i due superboss e della missiva di Schiavone scrive Antimafia Duemila:


il boss di Brancaccio condannato all’ergastolo per le stragi di mafia, Giuseppe Graviano, e il capo storico del clan dei Casalesi, Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, pur trovandosi reclusi in regime di carcere duro presso il carcere di Opera a Milano, hanno potuto condividere diversi momenti durante l'ora d'aria.

L'incontro, formalmente legittimo, è avvenuto in più occasioni nello scorso mese di gennaio. 
La circostanza è emersa quando i magistrati della Dda di Napoli hanno compiuto degli accertamenti su un altro allarmante episodio, ovvero la scoperta di una lettera spedita da Schiavone ai familiari appena pochi giorni dopo la sentenza con la quale la Cassazione, il 15 gennaio scorso, aveva espresso la condanna all'ergastolo per i sedici imputati al maxi processo "Spartacus".

E...

Nella missiva "Sandokan" invitava i familiari più stretti a lasciare il territorio perché, scrive, "sta per arrivare una valanga". Cosa volesse dire il boss dei Casalesi non è chiaro, ma è bastato ai pm Antonio Ardituro, Marco Del Gaudio e Raffaello Falcone, insieme al procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, coordinatore del pool, per avviare una nuova indagine ed alzare il livello di attenzione per difendere possibili obiettivi di attentati, come lo scrittore Roberto Saviano.
Dopo la segnalazione della Procura di Napoli invece i due boss sono stati divisi in distinti bracci del penitenziario milanese ma restano evidenti i limiti dell'attuale “41 bis” di cui tanto si vanta il governo.

È di ieri mattina la scoperta del cadavere, nelle campagne di Carinaro (Caserta), di Salvatore Ricciardi, 31 anni, già noto alle forze dell'ordine. Il suo corpo è stato trovato dai carabinieri semicarbonizzato all'interno di una Renault Clio data alle fiamme. Scrive il Mattino:


Ricciardi, secondo le risultanze delle prime indagini e dell'esame esterno del cadavere, prima di essere dato alle fiamme insieme con l'auto, sarebbe stato ucciso con tre colpi di pistola per uno sgarro o per vendetta o per un regolamento di conti all'interno della stessa organizzazione camorristica.


Salvatore Ricciardi, sempre secondo la prima ipotesi investigativa, potrebbe essere stato attirato in un tranello ed avrebbe incontrato i suoi assassini, forse con il pretesto di un chiarimento. Non è da escludere che l'omicidio possa essere avvenuto in un luogo diverso dal ritrovamento del cadavere, che è stato portato nell'Istituto di medicina legale dell'ospedale di Caserta per l'autopsia.

Sull'Eco di Caserta qualche dettaglio in più:

Per i carabinieri, quello di Ricciradi e’ un omicidio di camorra. L’uomo, infatti, era stato arrestato nel luglio del 2009 assieme ad altri otto componenti di un gruppo di presunti estorsori considerati vicini al clan dei Casalesi perche’ legati al loro capozona Raffaele Di Tella, e poi scarcerato dal tribunale del Riesame per un vizio formale.


Ricciardi sarebbe morto ieri sera, attirato forse in una trappola. I sicari hanno sparato contro di lui colpi di pistola calibro 9x19 quando ancora si trovava ancora a bordo della sua Renault Clio, dalla quale sarebbe poi sceso nel tentativo di scappare a piedi, raggiunto pero’ poco dopo da due colpi sparati al viso. Il suo cadavere e’ stato poi cosparso di benzina e dato alle fiamme assieme alla macchina. A Ricciardi era legato anche Ciro Ruffo, arrestato con lui e diventato collaboratore di giustizia, poi suicidatosi in un carcere.

A fare il punto delle preoccupazioni investigative è Lunaset:


Assodato che Ricciardi è stato attirato in un tranello ed avrebbe incontrato i suoi assassini, forse con il pretesto di un chiarimento, bisognerà capire se l’omicidio è da ascriversi ad un regolamento di conti interno alla stessa fazione oppure nell’ambito della lotta tra cosche per il controllo dei traffici illeciti sul territorio. Un particolare decisivo che servirà ai pm, coordinati dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, a meglio delineare la geografia criminale che si va strutturando in Terra di Lavoro e gli eventuali accordi (vedi con Cosa Nostra) che potrebbero essere stati stretti in vista di una possibile “guerra”.

A rendere ancora più complicato il lavoro dell’Antimafia, che nel frattempo ha negato l’ora d’aria a Schiavone e trasferito Graviano in un altro padiglione del carcere Opera di Milano, il clima pesante che si respira a Casal di Principe e, soprattutto, la fuga della famiglia di Sandokan; fuga che lo stesso padrino aveva ordinato alla famiglia, attraverso un lungo manoscritto, suggerendo ai diversi componenti della stessa di andare a lavorare in altre parti d’Italia. Ma è sulla frase “sta per arrivare una valanga” che il pool Antimafia si sta interrogando, forte anche del filmato acquisito dal carcere, inerente l’ultimo colloquio che Sandokan ha avuto con i figli. Intanto (...) una cosa è certa: che si tratti di guerra di camorra o di guerra tra camorra e Stato, è bene che magistratura e forze dell’ordine non si facciano trovare impreparate.

Sull’ultimo colloquio in carcere tra "Sandokan" e il figlio ritorna oggi Il Mattino:


All’improvviso, qualche giorno fa, se ne sono andati. Prima i due figli sposati, Nicola e Carmine. Poi gli altri tre maschi. Anche i loro amici hanno lasciato Casal di Principe. E quella corte di autisti, guardaspalle, compagni di serate al bar di pizza Villa, che rappresenta la parte visibile dell’esercito dei giovani Schiavone.


Tutti via, aveva scritto il padre, per l’ennesima volta, alla fine di gennaio. «Soprattutto Nicola e la moglie perché siamo arrivati al capolinea, siamo il simbolo indiscusso di ogni male e in pasto a quegli avvoltoi dei giornalisti»: il presagio di prossimi delitti, l’avvertimento di imminenti regolamenti di conti o, forse, di un’ancora più dura repressione dello Stato. «Non accetto rifiuti, ve lo ordino perché sono vostro padre», e i maschi di casa Schiavone hanno obbedito.

(...) Il filmato dell’ultimo colloquio in carcere di Francesco Schiavone con i familiari è esaminato fotogramma dopo fotogramma fino a quando appare chiaro che il boss sta simulando una pistola. È un mandato di morte o l’avvertimento di morti in arrivo? È il primogenito che, più di tutti, preoccupa Schiavone.


(...) Nicola Schiavone è il suo erede, l’interfaccia di Michele Zagaria e Antonio Iovine. I suoi feudi sono in Emilia Romagna, ma anche quelli stanno iniziando a traballare. Al suo seguito ha un manipolo di giovanotti feroci, che stanno rastrellando soldi da piccoli e grandi imprenditori andando a bussare anche alla porta degli amici e protetti dei capi del cartello. Nicola è temuto ma non è amato e Sandokan lo sa. (...).

Foto | Il Mattino

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