Mafia, Catania: arrestato a san Cristoforo Sebastiano Lo Giudice, ritenuto boss Carateddi


Altro colpo alle cosche catanesi. Gli uomini della Squadra Mobile hanno arrestato ieri pomeriggio il latitante Sebastiano Lo Giudice, 33 anni, ritenuto “ai vertici” della cosca dei Carateddi, legata al clan Cappello. Nei suoi confronti pendeva un ordine di carcerazione per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.

L’uomo è stato sorpreso insieme ad altre 5 persone, arrestate per favoreggiamento aggravato, in una stalla nel quartiere S. Cristoforo, tra il Cortile delle Carrozze e quello di Porto Motta. Secondo gli investigatori al momento dell’irruzione era in corso un summit mafioso.

Le indagini, condotte dalla Mobile della Questura di Catania, sono state coordinate dal procuratore D'Agata e dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia etnea Pacifico e Testa. Nel blitz sono stati sequestrati dieci chilogrammi di marijuana, nascosti in un cortile, e una pistola calibro 9x21. Sicilia Informazioni scrive:

Lo Giudice era ricercato dal 24 ottobre del 2009 quando sfuggì all'operazione Revenge contro la cosca Cappello. Nei suoi confronti era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la Procura di Catania avrebbe potuto avere un ruolo importante nella faida mafiosa esplosa a metà del 2008 a Catania. Secondo la squadra mobile di Catania, alla mire espansionistiche di Lo Giudice sarebbero infatti da attribuire le tensioni che si sono innescate prima con la cosca Sciuto-Tigna e poi con Cosa nostra, capeggiata dalle storiche 'famiglie' Santapaola e Laudani.

Per l'accusa:

una decina di omicidi commessi a Catania sarebbero da ricondurre al suo gruppo, e in qualche agguato lo stesso boss, è spiegato da investigatori, avrebbe avuto un ruolo materiale. Per la sua determinazione e spietatezza il gruppo dei Carateddi è ritenuto da investigatori e magistrati della Dda di Catania il più aggressivo tra quelli in attività tanto da avere tentato la scalata ai vertici della criminalità organizzata di Catania che erano in forte difficoltà perché quasi azzerati da inchieste e blitz antimafia. "L'arresto di Lo Giudice è stata una bella operazione - ha commentato il procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata - l'ennesima messa in atto dalle forze dell'ordine che stanno lavorando benissimo. E' un boss ai vertici dei Carateddi che è considerata l'ala militare del clan Cappello. La sua cattura è un'ottima notizia per la città".

E parlando di faida mafiosa a Catania, non si può non ricordare di quando in città e in provincia la guerra tra clan causava 100 morti all’anno. Le cosche coinvolte sono sempre quelle. Ad essere cambiati, ora, sarebbero i rapporti di forza:

Il 'record' fu registrato nel 1991 con 121 morti ammazzati. I gruppi contrapposti sono gli stessi: Cosa nostra, Di Mauro e clan Laudani da una parte e Cursoti e cosca Cappello dall'altra. Ma le forze in campo erano inverse a quelle che appaiono essere schierate oggi: all'epoca l'esercito più numeroso e agguerrito era quello a disposizione di Cosa nostra, e in particolare dei Laudani allora guidati dal boss Giuseppe Pulvirenti, detto 'U Malpassotu', poi pentitosi, e il clan perdente era invece quello dei Cursoti.


Quest'ultimo gruppo, però, negli anni successivi è riuscito a 'rigenerarsi' e a prendere il sopravvento anche grazie alle inchieste e alle operazioni che hanno sgominato i vertici storici della mafia catanese e i suoi luogotenenti. L'ultimo colpo assestato è stato quello dell'8 ottobre scorso con l'arresto del superlatitante Santo La Causa e di otto boss di Cosa nostra. (In mezzo, tra le catture di La Causa e Lo Giudice, ci sono altri due arresti importanti: Salvatore Caruso e Orazio Privitera, ndr) Ma non soltanto.

La successione ai vertici di Cosa nostra ha creato molti scontenti all'interno del gruppo per la conquista della leadership con fuoriuscite eclatanti favorite da una 'campagna acquisti' aggressiva da parte dei Carateddi, frangia in auge dei Cursoti della 'famiglia' Bonaccorsi, e della cosca Cappello.Tra i passaggi 'eccellenti' ci sono stati quelli dei gruppi Squillaci 'Martiddina' di Piano Tavola e Strano di Monte Po, che hanno lasciato Cosa nostra per allearsi con i vecchi e storici rivali di sempre per potere mettere le mani sulla gestione dei lucrosi affari criminali in città. (Archivio Sicilia Informazioni).

Via | Live Sicilia

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