Mafia, Foggia: omicidi Mangini e Vodola, arrestati Angelo Grilli e Raffaele Tolonese


I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere - emesse dal gip di Bari su richiesta della procura distrettuale antimafia della stessa città - a carico di Angelo Grilli, 32enne di Manfredonia, e Raffaele Tolonese, 51enne di Foggia.

Sono accusati di essere i sicari di, rispettivamente, Matteo Mangini, ucciso a Manfredonia nel 2001, e Francesco Vodola, detto "ja-ja", assassinato a Carapelle nel 2000. Secondo quanto emerso dalle indagini Vodola sarebbe morto a causa di contrasti sorti negli ambienti della criminalità foggiana, tra i clan Triscioglio-Prencipe-Tolonese e Sinesi-Francavilla, per il controllo delle estorsioni.

Matteo Mangini per gli inquirenti apparteneva invece al gruppo malavitoso che contendeva il mercato dello spaccio di droga al clan Libergolis, contrapposto da decenni alla famiglia Alfieri-Primosa. Una faida nata per un pascolo abusivo o per un furto di cavalli e che ha provocato più di 30 omicidi e casi di lupara bianca:

Sulle aspre vette del Gargano, nel territorio di Monte Sant' Angelo, cittadina di sedicimila abitanti, la gente con la faida ha imparato a convivere, semplicemente ignorando il fenomeno, come se non esistesse. (...) Le mappe del potere all' interno dei clan malavitosi del promontorio roccioso si leggono attraverso i morti, che oggi forse sono più numerosi dei vivi. E quando i vivi finiscono dentro, tutti fanno bene attenzione a che non solo le celle, ma finanche le carceri siano ben separate e distanti l' una dalle altre.

Una contesa nata più di trent'anni fa...

(...) Una storia che è un vero e proprio bollettino di guerra con un numero impressionante di sparatorie, ferimenti, denunce, omicidi (...), cruente vendette. Come nel settembre del '92, quando i sicari si spostarono fino a Nova Milanese per uccidere il figlio di Raffaele Primosa, Nicolino. (...) Il primo seme dell' odio tra le due famiglie di allevatori che da decenni si spartiscono il predominio illecito del territorio garganico, le famiglie Libergolis e PrimosaAlfieri, fu sparso il 30 dicembre del 1978, quando fu ucciso Lorenzo Ricucci e ferito suo figlio Salvatore. La vittima, vicina a Raffaele Primosa, aveva appena avuto un litigio con la famiglia Libergolis per un pascolo abusivo di bestiame.


Fino ad allora soci in affari, da quel giorno le strade dei Libergolis e dei Primosa si sarebbero divise per sempre. Finanche il 2 novembre, giorno della commemorazione dei defunti, le strade del cimitero del paese sarebbero state percorse ora dai Libergolis ora dal clan avverso, ma in momenti rigorosamente separati e concordati di volta in volta, onde evitare che le due famiglie potessero incontrarsi. Negli anni la faida assunse proporzioni gigantesche, estendendosi fino a coinvolgere almeno venti famiglie e centinaia di persone. (Archivio La Repubblica).

E l'ombra della faida garganica è riapparsa, inquietante, tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 con un omicidio eccellente, quello di "Ciccillo" Libergolis, seguito dall'agguato in cui è morto Michele Alfieri:


LA SCIA dell' omicidio del boss della mala garganica Ciccillo Li Bergolis fa vedere i suoi frutti. Ieri sera, nel bar Byron di Monte Sant' Angelo, in via Manfredonia, Michele Alfieri, pregiudicato ed esponente delle famiglie Alfieri-Primosa, da anni contrapposte ai Li Bergolis in una sanguinosa guerra di faida, è caduto sotto i colpi di pistola calibro nove. Gli hanno sparato al volto, usanza tipica dei rituali mafiosi. Il messaggio è chiaro: sparare in faccia significa cancellare l' identità del nemico. Gli investigatori non escludono ipotesi, per quel che riguarda il movente, ma l' assassinio di Li Bergolis il 26 ottobre scorso potrebbe essere un collegamento con l' omicidio di ieri sera.

La guerra di mafia è aperta a tutti gli effetti, anche perché prima di "Ciccillo", ad aprile a Manfredonia era stato ucciso Franco Romito, vicino ai Li Bergolis, ma considerato un traditore. Michele Alfieri nel 1992 si macchiò dell' assassinio di Matteo Li Bergolis, uno dei figli di Ciccillo. All' epoca dei fatti Alfieri era ancora minorenne. Dopo l' arresto confessò il delitto e fu condannato. Agli inquirenti raccontò di aver ucciso Matteo Li Bergolis per vendicare l' omicidio di suo padre, secondo lui avvenuto ad opera della famiglia rivale. La lunga scia di sangue lasciata dalla faida tra clan nemici a Monte Sant' Angelo ha visto cadere sotto i colpi di armi da fuoco 31 persone in 35 anni.

Due le piste seguite dagli inquirenti:


Inutile cercare di nascondersi: quello di "Ciccillo o' calcarulo", così era noto Li Bergolis,è un omicidio di mafia ed è un segnale di guerra che non preannuncia nulla di buono. Li Bergolis aveva un ruolo determinante negli affari loschi del clan, una grande famiglia che raggruppava i boss di Monte Sant' Angelo e i Romito di Manfredonia (questi ultimi, però, nell' ultimo periodo si erano distaccati e il loro capo, Franco, fu assassinato lo scorso aprile perché ritenuto traditore).


I carabinieri indagano sull' omicidio e seguono due piste: la prima porta proprio ai Romito. Una seconda e non remota ipotesi è quella della trentennale lotta tra i Li Bergolis e gli AlfieriPrimosa, iniziata nel 1978 per un furto di cavalli e che ha visto 35 omicidi, tutti efferati, tutti a colpi di lupara. Libergolis fu arrestato a maggio del 2005 dai carabinieri in una masseria perché accusato di far parte della mafia garganica con il ruolo di diretto collaboratore dei capi, ma anche per aver organizzato l' omicidio di Biagio Silvestri, avvenuto il 31 agosto del ' 98 all' interno della Foresta Umbra. Fu scarcerato lo scorso anno perché assolto da tutte le accuse. (Archivio La Repubblica).

Via | Teleradioerre
Foto | Flickr

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