Viktor Bout, alias Merchant of Death, ascesa e arresto del più grande trafficante d'armi del mondo

Tre settimane fa è stato arrestato in Tailandia Viktor Bout, meglio conosciuto come “Merchant of Death”, Mercante di Morte, il più grande mercante di armi illegali del mondo.
Russo, 41 anni, una lista di clienti scritta col sangue nelle pagine più drammatiche della storia contemporanea: Talebani, Al Qaeda, guerriglieri africani, FARC colombiani, Abu Sayyaf nelle Filippine, RUF di Sierra Leone, Charles Taylor in Liberia, e molti altri.

Da sempre ricercato ma senza troppa convinzione, le pressioni per la sua cattura sono aumentate dopo aver appurato che tra i suoi clienti c’era anche Al Qaeda. Il suo arresto è stato il frutto di un’operazione congiunta di Dea e Interpol di Thailandia, Olanda, Romania e Danimarca.

Contrariamente ad altri agenti del KGB che ebbero gravi difficoltà a riciclarsi, Bout cominciò la sua fortuna proprio con il crollo del regime sovietico, quando da agente segreto diventò Merchant of Death. Enormi magazzini di armi e aerei giacevano abbandonati e inutilizzati, sorvegliati da pochi militari mal pagati. Corromperli e cominciare l’attività fu un gioco da ragazzi. L’intraprendenza, la conoscenza di sei lingue e la fitta rete di relazioni già avviata con l’attività precedente fecero il resto.

Il primo mercato a cui si rivolse fu quello afgano, dove fornì armi a diverse milizie in lotta tra loro, tra i quali i talebani, guadagnando 50 milioni di dollari in 3 anni. Passò poi alle mille guerre civili africane e ai terroristi sudamericani, per concentrarsi alla fine sulla miniera d’oro offerta dalla guerra in Iraq. Bout era in grado di procurare di tutto, da aerei e elicotteri da guerra MI-24 a armi, munizioni, AK 47, missili terra-aria, armi russe e cinesi.

Pensare che Bout abbia fatto tutto da solo è perlomeno ingenuo. La sua attività è potuta proseguire perché assecondata dai poteri forti, basti pensare che molti dei suoi clienti africani – Uganda, Ruanda, Kenya, Etiopia - erano nell’area di interesse e protezione statunitense, e venivano usati dagli USA per la propria espansione tramite destabilizzazioni sistematiche.

Contemporaneamente al traffico di armi, Bout mise su anche un grande impero legale nell’aviazione civile e commerciale, con una flotta di 60 aerei, distribuiti quasi sempre nelle stesse aree dove vendeva anche armi e che sono stati in diversi casi addirittura usati dall’ONU per trasporto di aiuti umanitari. Il Pentagono ha inoltre stipulato un accordo con una sua compagnia aerea per il trasporto di armi in Iraq.

Ora la sua avventura criminale, così spietata, avventurosa e complessa da aver ispirato un film con Nicholas Cage, “Lord of war” e un best-seller, “Merchant of Death: money, guns, planes and the man who make war possible”, di Douglas Farah, sembra giunta a termine.

La cattura è giunta dopo un anno di indagini in un lussuoso albergo di Bankok. Agenti della Dea si erano finti terroristi della Farc interessati all’acquisto di armi, riuscendo a far scattare la trappola alla perfezione.

In attesa del processo, mezzo mondo, e non è un eufemismo, trema per le sue possibili dichiarazioni, che potrebbero compromettere molti insospettabili e altrettanti sospettabilissimi ma finora non incastrabili potenti.

Ovviamente, con la sua cattura il commercio di armi illegale non è di certo cessato né diminuirà. C’è ad esempio ancora libero e in circolazione il suo complice e socio, Andrew Smulian.

Via | Reporting Project, Wikipedia, ComeDonChisciotte

  • shares
  • Mail