Agguato a Monte Sant’Angelo: ucciso il pregiudicato Michele Alfieri, pista faida del Gargano




Un altro capitolo della faida del Gargano. Senza trascurare altre eventuali piste, è questa la chiave di lettura che gli investigatori danno dell’agguato in cui ieri sera è stato ucciso a colpi di arma da fuoco il pregiudicato Michele Alfieri, 35 anni. L’omicidio è avvenuto nel pieno centro di Monte Sant'Angelo (Foggia). Su Teleradioerre si legge che...

Michele Alfieri assassinò la mattina del due marzo 1992 in piazza a Monte Sant'Angelo, con sette colpi di pistola Matteo Libergolis, figlio maschio di Ciccillo. Subito dopo si consegnò alla giustizia e venne condannato a cinque anni e mezzo. Lo fece - dichiarò agli inquirenti - per vendicare la morte del padre Peppino ammazzato, insieme allo zio Pietro, nel marzo del 89. Questo fatto di sangue apre però nuovi scenari criminali. Si mescolano le alleanze nel paese caro all'arcangelo San Michele. Bisogna cristallizzare i nuovi accordi tra le famiglie degli allevatori del promontorio, in lotta dal dicembre del 1978.

In 30 anni la faida del Gargano ha causato 35 omicidi, diversi casi di lupara bianca e tentativi di omicidio. In questo vecchio articolo della Gazzetta del Mezzogiorno si parla dell’origine della faida...

e delle famiglie coinvolte...

La guerra sarebbe cominciata alla fine degli anni settanta per questioni di abigeato, furto di bestiame, ma poi è diventata una vera e propria guerra per il controllo del territorio tra le famiglie, dicono gli investigatori, dei Libergolis e degli Alfieri-Primosa. Una faida nella quale Ciccilo Li Bergolis aveva perso quasi tutti i parenti più stretti: i fratelli Giuseppe e Pasquale, l'unico figlio maschio Matteo, ucciso il 2 marzo del 1992 e i cognati Matteo e Antonio Ciucci, assassinati rispettivamente il 14 gennaio e il 14 agosto del 1993. La lunga scia di sangue comincia nel 1978 con l’omicidio di Lorenzo Ricucci.


La guerra degli anni ottanta tra Pasquale Libergolis da una parte ed i fratelli Alfieri dall’altra, culminò il primo marzo 1989 con l'assassinio di Peppino e Pietro Alfieri, compiuto ad un mese circa da un agguato al quale era miracolosamente riuscito a sfuggire Pasquale Libergolis. Questi venne catturato tre anni e mezzo dopo, nell’agosto 1992, con l’accusa di aver deciso il duplice omicidio dei suoi avversari di sempre: condannato a 25 anni di reclusione in primo grado, venne assolto nel 1995 dalla Corte d’assise d’appello di Bari. Una assoluzione che si trasformò di fatto nella sua condanna a morte, poichè Pasquale Libergolis il 16 giugno del 1995 fu ucciso in un agguato a Monte Sant'Angelo.

E il 26 ottobre scorso sempre a Monte Sant’Angelo venne ucciso anche il fratello, Francesco Li Bergolis, allevatore 67enne, detto "Ciccillo". Da il Corriere del Mezzogiorno:


Francesco era il capo storico della famiglia Li Bergolis (anche nota col nome Libergolis), protagonista dalla fine degli anni Settanta di una faida che ha insanguinato le vie del Gargano, con addentellati in Piemonte e in Lombardia (...). Quella che era stata una faida tra allevatori di Monte Sant’Angelo si spostò presto in Lombardia, con una evoluzione che non ha trascurato gli interessi economici.

Al vecchio capoclan è stata riservata un’esecuzione-simbolo: ucciso mentre era solo, nelle campagne di Monte Sant’Angelo, con colpi di arma da fuoco al volto, una perfetta esecuzione mafiosa. Forse Li Bergolis ha fatto appena in tempo a vedere negli occhi i suoi sicari: è stato eliminato senza neppure avere la possibilità di reagire o di cercare scampo nella fuga. L’anziano boss era arrivato da solo in una sorta di masseria che funge anche da deposito di attrezzi. Probabilmente era andato lì per fare dei servizi, forse per mettere l’acqua nel radiatore della sua Opel nera. Lo si può dedurre dal fatto che il suo cadavere, col volto sfigurato, è stato trovato nei pressi della sua auto che aveva il cofano motore aperto e lì accanto una tanica d’acqua.

Foto | Flickr

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