Bomba Procura Reggio Calabria: la longa manus della famiglia Condello?

bomba tribunale reggio calabriaDomenica mattina, alle 5, esplode una bomba alla Procura di Reggio Calabria: un ordigno rudimentale, un messaggio mandato dalle ndrine al nuovo procuratore generale Salvatore di Landro, insediatosi da circa un mese. Con di Landro, le cosche temono un inasprimento della confisca dei beni, e con la bomba, spiegano di non apprezzare particolarmente la svolta:

«I criminali sono portati a pensare che nel processo d’appello le cose si sistemano, quando questo non avviene, quando anche qui si rendono conto che prendono bastonate, qualcuno può avere la tentazione di reagire. Si fanno i giochi nel merito, dopo c'è solo il giudizio di legittimità della Cassazione. Per dimensioni, caratteristiche e per la professionalità degli attentatori sulla matrice mafiosa non credo ci possano essere dubbi (...) su entrambi i fronti (processi in appello e confisca dei beni, ndr) ho impostato il lavoro con il massimo del rigore e del controllo. Qualcuno si era illuso che tenessimo un profilo più basso»

In precedenza, nel capoluogo calabrese, non è che si fosse intervenuti con particolare solerzia: almeno a quanto spiega Roberto Saviano in un lungo articolo pubblicato oggi su Repubblica...

Il messaggio, dunque, è rivolto alla Procura Generale. E forse - ma qui si è ancora nel territorio delle ipotesi - a Salvatore Di Landro, da poco più di un mese divenuto Procuratore generale. Da quando si è insediato, il clima non è più quello che le 'ndrine reggine conoscevano. Le cose stanno cambiando e le 'ndrine non apprezzano questo cambiamento. Preferirebbero magari che le difficoltà burocratiche e certe gestioni non proprio coraggiose del passato possano continuare. Le mafie sanno che la giustizia italiana è complicata e spesso così lenta che è come se un bambino rompesse un vaso a sei anni e la madre gli desse uno schiaffo quando ne ha compiuti trenta

l'autore di Gomorra spiega che, volendo, le 'ndrine potrebbero anche fare esplodere tutta Reggio Calabria, e la rozzezza dell'avvertimento - i due che scappano sul motorino con la targa coperta ripresi da una telecamera a circuito chiuso, la bombola del gas con la matrice abrasa - è voluta. Volendo, tiravano giù tutta la Procura, facendola saltare con il C4. Armi da guerra che i criminali calabresi possono tranquillmente permettersi, a fronte di un fatturato annuo di 44 miliardi di euro, frutto principalmente del monopolio sul traffico della cocaina: i colombiani apprezzano molto le virtù calabre di riservatezza e rispetto dei patti presi, si stimano molto. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Qualche volta, come nel caso di questa operazione con duecento arresti tra narcos, membri messicani dei Los Zetas, ed esponenti della 'ndrangheta, si riesce a tappare la falla. Ma è il solito dito che ferma il buco nella diga. Grazie alla polvere bianca, si stima che la criminalità calabrese - la più internazionalizzata delle mafie - sia ormai da anni una corporation:

400 tonnellate di cocaina all’anno, per un fatturato annuo, di 36 miliardi di euro. Oggi la verità che si impone è quella di una ‘ndrangheta international, con una lotta senza quartiere per il controllo del potere anche all’estero. Con la strage di ferragosto a Duisburg, nel 2007, ancora impressa nella memoria e non solo dei tedeschi. Con il controllo degli appalti edilizi in intere città, da New York a San Pietroburgo, da Toronto a Bruxelles, da Reggio a Milano

e la bomba a Reggio Calabria di domenica chi l'ha voluta mettere? Si parla di un tacito accordo tra i vari clan, ma la longa manus, sarebbe quella di Pasquale Condello, arrestato nel giugno scorso - del "supremo" della ndrangheta condannato a nove anni avevamo scritto recentemente -

A Reggio Calabria l'arresto di Pasquale Condello, nel giugno dell'anno scorso, fatto dai Carabinieri comandati da una leggenda del contrasto alle 'ndrine, il colonnello Valerio Giardina, ha rotto gli equilibri di pace. Pasquale Condello detto "il supremo" era riuscito a mettere pace tra le 'ndrine di Reggio dopo una faida tra 1985 e il 1991 tra i De Stefano-Tegano e Condello-Imerti che aveva portato ad una mattanza di più di mille persone. Condello faceva affari ovunque: senza un suo si o un suo no nulla sarebbe potuto accadere a Reggio. Quindi è anche alla sua famiglia che bisogna guardare per capire da dove è partito l'ordine della bomba

longa manus della famiglia di Condello quindi, unita a un sostanziale silenzio-assenso delle ndrine locali, secondo alcuni, un messaggio ancora da decifrare secondo Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria


"(Dietro all'esplosione di ieri) c'è un accordo di clan della 'Ndrangheta", ha spiegato il colonnello Carlo Pieroni, del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio, aggiungendo che una delle prime piste battute dagli investigatori è legata al sequestro dei beni alla 'Ndrangheta su cui stanno lavorando i magistrati.

Di diverso avviso il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri -- che si occupa anche delle inchieste sulla strage di Duisburg dell'agosto 2007 -- secondo il quale l'attacco di ieri non ha nulla a che fare con i sequestri di beni alla malavita organizzata.

"E' un attacco diretto dei clan alla procura generale e non al tribunale, perché (la bomba) l'hanno messa davanti al portone della procura. Non c'entra nulla il sequestro beni...adesso bisogna decifrare il messaggio"


per chiudere, nella posta dei lettori su Dagospia, c'è chi si chiede se tra le tante manifestazioni di solidarietà giunte ai magistrati reggini, non ne manchi una, una delle più importanti da parte delle istituzioni:

ma qualcuno (ad esempio i direttori dei tg) ha notato che fra i tutti gli attestati di solidarietà pervenuti alla magistratura per i fatti gravissimi di Reggio mancava forse quello più significativo ed importante? Quello di un uomo eletto dalla maggioranza degli italiani che più di tutti ama delegittimare il lavoro dei pm? Chi tace acconsente?

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