Mafia: operazione Compendium contro il clan Emmanuello di Gela, 41 arresti


È in corso in queste ore una vasta operazione antimafia nelle province di Caltanissetta (Gela, Mazzarino, Ni-scemi), Enna (Aidone), Parma, Genova, Firenze, Pordenone, Reggio Emilia e Brescia, ad opera di personale della Polizia di Stato. Il Gip del Tribunale di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta della Dda nissena, ha emesso 41 ordinanze di custodia cautelare in carcere per altrettanti presunti esponenti della cosca mafiosa Emmanuello di Gela.

I reati contestati sono: associazione mafiosa, associazione finalizzata allo scopo di commettere più delitti relativi alla gestione e al controllo di attività economiche nel settore dell’edilizia, come l’illecita intermediazione di manodopera (il c.d. caporalato), truffa ai danni dello Stato, emissioni di fatture per operazioni inesistenti ai sensi dell’Art. 8 D.L.74/2000, associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi clandestine più altri gravi reati.

Su Live Sicilia si ricostruisce un po' l'attività investigativa che ha portato agli arresti di oggi...

Con l’operazione Compendium la Direzione investigativa antimafia, la squadra mobile di Caltanissetta e il commissariato di polizia di Gela hanno ricostruito le attività illecite della criminalità organizzata gelese degli ultimi 8 anni, tracciando la mappa di affari e interessi del gruppo di Cosa nostra, monitorando le attività di sostegno alla latitanza di Daniele Emmanuello, sgominando la rete di collegamento che il clan aveva realizzato con il Nord, scegliendo Parma come base operativa. La prima traccia l’ha fornita uno dei pizzini ritrovati, durante l’autopsia, nello stomaco del boss, ucciso a novembre del 2007, mentre tentava di sottrarsi alla sua cattura, nelle campagne di Enna. A Parma si era trasferito uno dei luogotenenti di Daniele Emmanuello, Salvatore Terlati, il quale, con la complicità di alcuni imprenditori gelesi che operavano sul posto (i fratelli Infuso e gli Alabiso), era riuscito a mettere in piedi una lucrosa attività di caporalato, piazzando a varie imprese del Nord manodopera specializzata (saldatori, tubisti, carpentieri) proveniente da Gela. Lo stesso Terlati sottoponeva ad estorsione molte ditte di varie regioni attuando una sorta di ‘racket dal volto umano’. Incassava tangenti ma a modo suo ‘aiutava’ le vittime a recuperare la spesa extra fornendo loro fatture false per prestazioni inesistenti, che permettevano di scaricare i costi ed evadere il fisco.


Daniele Emmanuello venne ucciso in un'operazione di polizia mirante alla sua cattura il 3 dicembre 2007. Il boss si nascondeva in un casolare nelle campagne di Enna. Dall’archivio di Repubblica:

Ucciso dalla polizia il boss latitante di Gela, Daniele Emmanuello. L'uomo, 43 anni, ricercato dal 1996 per associazione mafiosa, traffico di droga e omicidi, è morto stamane, colpito da due proiettili sparati da uno degli agenti che stavano cercando di catturarlo in un casolare nelle campagne dell'ennese, nel quale si era rifugiato. Gli inquirenti dicono che i colpi d'arma da fuoco, sette in tutto, sono stati sparati "in aria", e solo dopo avere intimato più volte all'uomo 'fermo, polizia'. Emmanuello, però, con il pigiama addosso, ha scavalcato la finestra tentando di fuggire. "A questo punto - dicono gli investigatori - i poliziotti hanno sparato". Un paio di proiettili hanno raggiunto il boss, uno alla nuca. (...) Un boss di primo piano, secondo gli investigatori di polizia e carabinieri che gli davano la caccia da 11 anni e che già in un'occasione, all'inizio del 2007, erano riusciti ad arrivare vicini alla sua cattura, sempre nelle campagne ennesi. Emmanuello era stato anche accusato di essere uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio dodicenne del pentito Santino Di Matteo, strangolato e poi gettato nell'acido nel gennaio 1996.


Foto | Flickr

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