Caso Cucchi, per la commissione parlamentare d’inchiesta Stefano “è morto per abbandono terapeutico"


Stefano Cucchi è morto “per abbandono terapeutico”. Sono le prime, scioccanti, conclusioni della commissione d’inchiesta parlamentare sugli errori sanitari nell'area detenuti dell'ospedale Pertini di Roma. Le indagini intanto vanno avanti tra una smentita - l’agente della penitenziaria che a Matrix aveva dichiarato di aver sentito Cucchi parlare di “un incontro di pugilato” ha ritrattato - e una attesa nuova testimonianza di un cittadino albanese che il 16 ottobre era anche lui nelle celle dei sotterranei del Tribunale. Il suo interrogatorio, tramite incidente probatorio, è previsto per il 9 dicembre.

Sul Messaggero si possono leggere le dichiarazioni di Melania Rizzoli (Pdl), medico e membro della suddetta commissione parlamentare d’inchiesta:

"lo stato di salute di Stefano Cucchi è stato sottovalutato, non è stato ritenuto in pericolo di vita, e, cosa ben più grave, non è morto tra i medici che cercavano di rianimarlo, è stato trovato morto dagli infermieri. Cucchi è stato sottoposto a tecniche rianimative che in caso di morte recente su un uomo di 31 anni sono efficaci. Il che ci fa supporre che sia morto almeno un'ora prima delle 6, l'ora in cui è stata accertata la morte."

Era il 22 ottobre. Sulla presunta morte naturale di Cucchi, di questo si parla nella cartelle cliniche, la Rizzoli non fa sconti:


"da medico vi dico che è una formula, un gergo di quando non ci sono evidenze chiare, e si vuole delegare tutto all'autopsia. Ho visto le cartelle cliniche e vi si parla di condizioni molto scadute, evidenti ematomi al volto e insufficienza renale da disidratazione. Ma lui stava bene, andava in palestra: a 30 anni non si muore di disidratazione in quattro giorni. Inoltre, aveva bevuto succo di frutta."

E un altro parlamentare Pdl, Renato Farina, ex vicedirettore di Libero, espulso dall’Odg per la nota vicenda "fonte Betulla", afferma:

"mi dispiace riferirla, perchè è un'espressione forte. Ma alcuni agenti di custodia di Regina Coeli mi hanno detto che Stefano Cucchi "aveva la coda". Volevano intendere che la rottura dell'osso sacro era evidente. Aveva grande difficoltà a camminare. Una guardia carceraria saputo che non era stato alimentato gli ha dato anche una barretta di cioccolata".

Il coordinatore del comitato Verità per Stefano Cucchi, Luigi Manconi, sostiene che nel caso Cucchi...

"è stato violato inoltre uno dei suoi fondamentali diritti umani, quello di difesa. Esistono ben due documenti, firmati da un medico, di cui uno anche poche ore prima della morte, nel quale si attesta che Stefano si sarebbe rifiutato di assumere cibo e acqua finchè non avesse parlato con il suo avvocato. Atteggiamento che avrebbe tenuto dall'inizio della sua degenza al Pertini. È l'evidente confessione da parte dei sanitari che il suo rifiuto di alimentarsi era una forma di protesta."

Rita Bernardini, Radicali, si chiede come sia stato possibile che nessun medico di quelli che hanno visitato e refertato Stefano sei volte “nel suo calvario dal tribunale al Pertini”, pur riscontrando lesioni ed ecchimosi varie, abbia avvertito il dovere di avvisare l’autorità giudiziaria.

Intanto l'agente della polizia penitenziaria che a Matrix aveva riferito di aver sentito Stefano dire agli altri detenuti, durante il suo trasferimento da Piazzale Clodio a Regina Coeli, "la scorsa notte ho avuto un incontro di pugilato", facendo pensare a un coinvolgimento dei carabinieri che l'avevano in custodia, ha "precisato" la sua dichiarazione.

L'uomo avrebbe detto che durante il tragitto in carcere un detenuto chiese a Cucchi cosa gli fosse accaduto e alla sua risposta "sono caduto dalle scale" un altro disse: "ha fatto la parte del sacco in un incontro di pugilato".

Per la morte del geometra 31enne sono indagati per omicidio colposo il primario del padiglione carcerario del Pertini, Aldo Fierro, e due collaboratrici, Stefania Corbi e Rosita Caponetti. L'omicidio preterintenzionale è invece contestato agli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Dominici, sospettati dell'aggressione.

Foto | Flickr

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