Caso Orlandi, la teste Sabrina Minardi afferma: "Marcinkus ed Emanuela si incontrarono a Torvajanica"


L’allora presidente dello Ior, cardinale Paul Marcinkus, incontrò Emanuela Orlandi a Torvajanica dopo il suo rapimento. È l’ultima rivelazione fatta da Sabrina Minardi - tra l’82 e l’84 compagna del capo della banda della Magliana "Renatino" De Pedis - ai magistrati che indagano sul caso della ragazza scomparsa nel 1983 all’età di 15 anni.

Qualche giorno fa grazie alle dichiarazioni della supertestimone gli inquirenti hanno potuto iscrivere sul registro degli indagati il primo nome dopo 26 anni; quello del "telefonista" depistatore "Mario”, un ex appartenente all’organizzazione criminale romana, che pochi giorni dopo il sequestro telefonò alla famiglia Orlandi dicendo di aver visto Emanuela.

Secondo la Minardi, lei, De Pedis e un certo “Sergio” subito dopo il rapimento portarono Emanuela a Torvajanica. Qui la ragazza rimase per 15 giorni e proprio in questo lasso di tempo avrebbe ricevuto la visita del cardinale Marcinkus.

Subito dopo la rapita venne trasferita in un appartamento di Monteverde, in via Pignatelli, prima di essere affidata a un sacerdote e riportata a Torvajanica, dove, sempre a detta della Minardi, venne uccisa.

Secondo il giornalista e scrittore Ugo Barbarà, autore del romanzo In terra consacrata, ispirato alla scomparsa di Emanuela, nel caso Orlandi sono sempre due le ipotesi investigative prevalenti:

la prima è che si tratti di un omicidio a sfondo sessuale cui sarebbe seguito il depistaggio del sequestro. L’altra è di un sequestro attuato per ricattare il Vaticano per qualche motivo.

Nella seconda ipotesi:

Emanuela sarebbe vittima di uno scontro politico interno al Vaticano. Bisogna ricordare che all’epoca lo Stato Pontificio era animato da grosse tensioni riguardo il contegno da tenere nei confronti dei Paesi dell’Europa dell’Est alle prese col morente comunismo: da una parte c’era una fazione propensa al dialogo capeggiata dal cardinale Agostino Casaroli, dall’altra una decisamente anticomunista capeggiata da monsignor Marcinkus e appoggiata da papa Wojtyła. In base alle rivelazioni fatte dalla Minardi, Enrico De Pedis, organizzò il rapimento per fare un favore all'allora presidente dello Ior Marcinkus.

La Morte di Emanuela, sostiene il giornalista, potrebbe essere stata accidentale:


si tratterebbe di un sequestro finito male. Non dimentichiamo che allora la banda della Magliana faceva un uso spropositato di cloroformio per i suoi rapimenti. Anche la Minardi racconta che, nell’unica volta in cui l'ha vista, la Orlandi era confusa e non in sé. È possibile che la ragazza sia morta per un abuso di sostanze psicotrope.

L’altra pista, quella dell’omicidio a sfondo sessuale, anche se non voluto, è quella avanzata dal giornalisa Pino Nicotri, autore del libro-inchiesta Emanuela Orlandi-La verità, per il quale la ragazza sarebbe morta il giorno stesso in cui venne rapita; dice Barbarà:


Secondo Nicotri il rapimento sarebbe solo un depistaggio attuato per nascondere l’uccisione della ragazza. La banda della Magliana si sarebbe quindi occupata solo di fare sparire il corpo in qualità di agenzia liquidazione cadaveri più accreditata. All’epoca la banda era l’agenzia criminale alla quale chiunque volesse compiere un illecito a Roma e dintorni si rivolgeva.

La teoria di Nicotri, evidentemente, è in piena contraddizione con le dichiarazioni rese dalla Minardi, a cominciare da quella sulla morte di Emanuela.

Foto | IGN

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