La riforma della giustizia per i Centristi di Monti

I problemi della giustizia italiana non sono pochi e probabilmente non sono di facile ed immediata soluzione. Due su tutti: la durata dei processi, interminabili, specie quelli civili, e il sovraffollamento delle carceri. Secondo i Radicali sono 25mila i detenuti in più rispetto alla capienza delle patrie galere. Il prossimo governo in carica cosa intende fare per affrontare queste ed altre grane del sistema giudiziario e penitenziario del Paese?

Dopo aver esaminato cosa propongono il Centrodestra e Rivoluzione Civile per riformare la giustizia, vediamo cosa propone, per la verità non molto, l’Agenda Monti, ovvero il movimento politico di centro di cui il premier e senatore a vita è leader dopo la sua decisione di "salire" in campo. Elezioni politiche 2013 e campagne elettorali a parte al governo dei tecnici va intanto dato il merito di aver fatto in meno di un anno quello che nessun esecutivo aveva voluto o potuto fare: la soppressione di circa 300 uffici dei Giudici di pace e dei piccoli tribunali accorpati dove è stato possibile al distretto giudiziario territoriale di riferimento.

Uno snellimento di costi e burocratico della macchina giustizia che però non si traduce in automatico in una maggiore efficienza né sul piano civile né su quello penale, con i giudici italiani che numericamente erano e sono al di sotto della media europea. Quante volte l’intervenuta prescrizione, o la decorrenza dei termini, ha salvato colpevoli e arrestati dal carcere? Quanto conta l’eccesso di carcerazione preventiva nel riempire fino all’inverosimile i penitenziari rendendo la vita impossibile a chi ci vive e a chi ci lavora?


L'Agenda Monti si concentra più su temi economico-fiscali che sulla giustizia, i Radicali, e non solo, hanno duramente criticato la poca attenzione che a loro avviso il partito del professore ha dedicato a temi così importanti.

Secondo l’associazione Radicale Il Detenuto Ignoto:

È incredibile, ma l’agenda di Mario Monti nulla dice sui temi relativi alla giustizia e alle carceri. È un vuoto preoccupante che riguarda quella che per noi radicali continua ad essere la più grande questione istituzionale, sociale e politica del Paese, determinata dalla non-amministrazione della giustizia e dalla disastrosa situazione delle carceri, fatti per cui lo stato italiano è stato condannato dalla giustizia europea, sin dal 1980 e ripetutamente, per violazione di diritti umani fondamentali.

E ancora:


Non si tratta solo della condizione delle carceri nelle quali 67.000 detenuti sono ammassati in celle che potrebbero ospitarne al massimo 42.000, si tratta anche e soprattutto della vita di almeno 18 milioni di cittadini italiani e delle loro famiglie che sono parti in causa negli attuali 9 milioni e mezzo di processi civili e penali pendenti, molti dei quali destinati a risolversi per prescrizione (come è accaduto a circa due milione di processi penali negli ultimi dieci anni). Del resto per dare un’idea della bancarotta in cui versa la giustizia in Italia basta citare un noto rapporto del Consiglio d’Europa di qualche anno fa, dal quale emerge che circa il 30% della popolazione italiana è in attesa di una decisione giudiziaria.

Ma non sono solo i Radicali ad attaccare Monti sulla questione giustizia. Autorevoli esponenti del movimento politico di Oscar Giannino lamentano come il programma di Lista Civica per l'Italia dedichi alla riforma della giustizia “solo pochi cenni” quasi esclusivamente in materia penale, parlando piuttosto genericamente della necessità di disciplinare una volta per tutte i conflitti d’interesse e di procedere all’immediata reintroduzione del falso in bilancio, con pene più severe.

Il partito di Monti nel suo programma cita come snodi essenziali anche la riduzione dei termini di prescrizione per i reati gravi e una compiuta disciplina nell’ambito delle intercettazioni. Poi andrà completata la normativa contro la corruzione, il riciclaggio e l‘autoriciclaggio. E ancora impegno a tutto campo nella lotta alla criminalità organizzata, all’economia sommersa, all’evasione fiscale, alla corruzione nella Pubblica amministrazione così come nelle imprese in modo da attrarre investimenti e rilanciare, anche per questa via, l’economia italiana.

Secondo la Banca Mondiale l’Italia occupa il 160° posto, sui 185 Paesi presi in esame, in relazione all’efficienza della giustizia civile per durata e costi dei procedimenti. Siamo decisamente più avanti in classifica per quel che riguarda il tasso di corruzione: il Bel Paese si piazza al 56° posto.

Foto © Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail