L'omicidio di Riccardo Rasman



La vicenda legata alla morte di Stefano Cucchi ha riportato sulle prime pagine il problema della repressione e della violenza da parte degli organi di polizia sui singoli, che siano fermati, arrestati o detenuti, che finiscono spesso in tragedia. Ma soprattutto ha consentito di far riaffiorare alla luce tragiche ed affini vicende come quella di Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino, Niki Aprile Gatti, Marcello Lonzi, Manuel Eliantonio. La lista da fare per i soli casi più noti sarebbe ben più lunga, ma oggi ci soffermeremo sul caso di Riccardo Rasman di Trieste.

Ne abbiamo parlato più volte, seguendo le tappe della vicenda sia nel momento dell'inizio del processo fino alla condanna per omicidio colposo di tre dei quattro poliziotti che lo hanno arrestato e - di fatto - torturato.

I tre poliziotti Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biase sono stati condannati per il reato di omicidio colposo ad una pena equivalente a 6 mesi di carcere e 60mila euro di provvisionale Il quarto agente, Francesca Gatti, è stata prosciolta dalle accuse. Ricordiamo che, dopo l'intervento dei poliziotti, Riccardo è stato è stato trovato il 27 ottobre 2006 nello stabile di via Grego 38, a Borgo San Sergio con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, diverse ferite e con segni di “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”.

A provocare la morte di Riccardo Rasman è stata la pressione esercitata da tre agenti di polizia per oltre cinque minuti e mezzo sul suo corpo riverso sul pavimento [...]



Questa la causa della morte secondo cià che scrive il giudice Enzo Truncellito nelle motivazioni della sentenza di condanna dei tre poliziotti e spiega anche i motivi della "colpa" ponendo l'attenzione sul comportamento adottato su di un giovane ormai inerme ed immobilizzato:

Si deve contestare loro il comportamento tenuto quando ormai Rasman era stato messo nelle condizioni di non fare più male a nessuno, immobilizzato a terra, prono, con le braccia e le gambe legate. La colpa dei tre consiste nell’aver protratto la contenzione al suolo, esercitando per tanto tempo una pressione che si è rivelata fatale. Questo comportamento non è imposto e tanto meno previsto da alcuna norma, regolamento o manuale di addestramento delle forze di sicurezza. Ciò che è accaduto è inutile e ingiustificato. Un comportamento colposo

Su questa sentenza, o perlomeno sulla pena comminata ai tre agenti, è voluto intervenire in maniera critica anche l'avvocato Fabio Anselmo, durante un'intervista su Radio Popolare Roma, che si sta occupando del caso Cucchi e si è occupato direttamente del caso Aldrovandi.

io critico quella (sentenza ndr.), dove un povero disabile che è steso sul letto della sua abitazione, impaurito, reagisce a un insensato e stupido sfondamento della porta con irruzione di polizia e di vigili del fuoco ingaggiando con loro, convinto di trovarsi in pericolo di vita (perché non dimentichiamo che era un disabile di carattere psichiatrico), una furibonda colluttazione e ad esito di questa muore: ecco, dire che è andato tutto bene fino all’immobilizzazione e dare sei mesi di reclusione…E dico anche che non mi ha soddisfatto la scarsa attenzione che purtroppo ha avuto la morte di un disabile in quelle condizioni, in quelle circostanze

Sul caso Rasman è possibile vedere un toccante documentario che avevamo già segnalato, "Uccidere un usignolo – Video-inchiesta sulla morte di Riccardo Rasman", (prima parte, seconda parte) ed un'interrogazione parlamentare presentata da Haidi Giuliani in cui si chiedeva maggiore chiarezza su questa, ma anche su tutte le altre vicende di tale gravità.

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