La riforma della giustizia per Rivoluzione Civile-Ingroia

L'ex magistrato antimafia Antonio Ingroia ha rinunciato all’incarico Onu in Guatemala ed è sceso in politica, prestando il fianco a critiche e polemiche provenienti da destra e sinistra. Da pm Ingroia ha combattuto i clan siciliani e le loro infiltrazioni nella politica e nelle istituzioni in genere, la sua idea di giustizia è specchiata e la conosciamo tutti, vediamo qual è la sua traduzione politica.

Il programma del movimento Rivoluzione Civile Ingroia mette al primo posto la giustizia in senso lato declinandola in versione sociale:

La nostra ambizione è cambiare il paese. Il principio della giustizia va applicato non solo all'ambito giudiziario ma anche a quello economico e sociale.

Secondo Ingroia:

tra Monti e l'asse Pdl-Lega non c'è alcuna differenza mentre con Pd e Sel abbiamo obiettivi e programmi comuni, ma Bersani sembra guardare più verso Monti.

Ma torniamo al programma del movimento di Ingroia sulla giustizia penale. Al punto 10 del manifesto Io ci sto - firmato tra gli altri da Franco Battiato, Fiorella Mannoia, Luigi de Magistris, Leoluca Orlando -, si legge:

Vogliamo che la questione morale aperta in Italia diventi una pratica comune e non si limiti alla legalità formale, mentre ci vogliono regole per l’incandidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi. Vogliamo ripristinare il falso in bilancio e una vera legge contro il conflitto di interessi ed eliminare le leggi ad personam.

La proposta di incadidabilità dei condannati e dei rinviati a giudizio per reati gravi non appare poi così rivoluzionaria, anche se nel nostro Paese finora l’argomento è stato quasi completamente escluso dal dibattito politco e solo di recente tirato fuori, alla luce dei tanti scandali e delle tante inchieste che hanno coinvolto parlamentari e consiglieri regionali in varie regioni italiane. Lo stesso Silvio Berlusconi, imputato in tre procedimenti a Milano, ha fatto marcia indietro sulle candidature di Cosentino e Dell’Utri.

Via i cosidetti "impresentabili" anche se amici e grossi collettori di voti. Ovviamente per motivi elettorali. Ingroia oggi commenta così su Twitter la svolta del Cav:



Per Ingroia legalità e solidarietà devono andare di pari passo, essere il cemento per la ricostruzione del Paese.

E in tema di antimafia?

Vogliamo una politica antimafia nuova che abbia come obiettivo ultimo non solo il contenimento, ma l'eliminazione della mafia, e la colpisca nella sua struttura finanziaria e nelle sue relazioni con gli altri poteri, a cominciare dal potere politico.

In un'intervista concessa a Ristretti Orizzonti Ingroia ha parlato anche della situazione carceraria italiana. La Corte europea dei diritti umani di recente ha condannato l'Italia per la reiterata violazione dei diritti dei detenuti. Il leader di Rivoluzione Civile ha commentato così:


Non mi sorprende: conosciamo bene la drammaticità della situazione delle carceri, frutto di una politica scellerata di gestione della giustizia che ha riempito le celle di poveracci spesso in attesa di giudizio.Bisogna intervenire sui tempi lunghissimi dei processi, sulle misure alternative e così via. Cose che la magistratura, soprattutto quella progressista e democratica, predica inutilmente da tanto tempo. L'Europa ci dà un anno di tempo, davvero poco per risolvere una tale mole di problemi.

Per far fronte al sovraffollamento carcerario Ingroia ritiene che bastino le misure alternative esistenti e che l'amnistia sia un provvedimento comunque drastico...


Purché non se ne approfittino i soliti impuniti e sia mirata solo ad un certo tipo di reati. Purtroppo spesso è accaduto che si sia utilizzato il carcere come pretesto per ottenere l'amnistia per i colletti bianchi che rispondevano di reati di pubblica amministrazione o affini.

Il problema per Ingroia è che:

Abbiamo un sistema penale e penitenziario classista, dove in carcere finiscono i poveracci e in libertà ci sono i potenti. Va ristabilito il principio di uguaglianza: i potenti che hanno commesso gravi reati devono stare in carcere e i poveracci che hanno commesso reati bagatellari, che spesso non si possono neanche permettere un difensore che gli consenta di accedere alle misure alternative, vadano fuori. Però il carcere in realtà non è pieno di poveracci che hanno commesso reati bagatellari, piuttosto è intasato da persone finite nelle maglie di tre leggi: quella sulle droghe, sulla recidiva e sull'immigrazione clandestina.

L’ex procuratore aggiunto di Palermo sul sito del suo movimento politico spiega così gli ultimi anni della sua carriera da magistrato e la sua decisione di abbandonare la toga:

Nel 2009 sono diventato procuratore aggiunto e coordinatore della Procura distrettuale antimafia, per conto della quale ho coordina l’ultima inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.
 Il 17 aprile 2011 ho ricevuto con grande gioia dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia il premio speciale dedicato alla memoria dell’antifascista Renato Benedetto Fabrizi. 
Subito dopo la conclusione delle indagini sulla trattativa ho accettato l’incarico, propostomi dall’Onu, di dirigere l’unità investigativa specializzata nella lotta al narcotraffico in Guatemala. 
A dicembre 2012 sono tornato in Italia per dare il mio contributo alla Rivoluzione Civile come Candidato premier con l’ambizione di portare in Parlamento il meglio della politica e il meglio della società civile.
Nel nostro paese c’è molto da fare non solo a livello giudiziario, ma soprattutto a livello politico-istituzionale. Il nodo della lotta alle mafie è sempre politico. Lo diceva Paolo Borsellino.

Da Ingroia in politica ci si aspetta molto. Sicuramente non mancherà l’impegno a trasformare quelli che ora sembrano generici slogan tipicamente elettorali in provvedimenti concreti. Ma il solo impegno, si sa, non basta se non è sorretto dai numeri nelle aule parlamentari. Alcuni avrebbero preferito che Ingroia avesse continuato a fare il magistrato, a combattere quello per cui ha lottato una vita nelle aule dei tribunali, magari nella società civile, ma non in parlamento.

E in settimana l’ex pm ha dovuto incassare il (gran) rifiuto della candidatura di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, ucciso insieme ai suoi cinque agenti della scorta - Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Mulie Claudio Traina - nell’attenato di Via D’Amelio, a Palermo, 19 luglio 1992. L’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia va avanti, anche senza Ingroia.

Foto © Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail