Gli speciali di Crimeblog: la Trattativa Stato-Mafia – Prima Parte

Giovanni Falcone

Dopo 17 anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio è ritornata a farsi strada l'ipotesi investigativa della trattativa tra gli organi di Stato e Cosa Nostra. L'ipotesi si è fatta di giorno in giorno sempre più concreta grazie alle dichiarazioni dei pentiti – Gaspare Spatuzza e Giovanni Brusca su tutti - di Totò Riina, ma soprattutto di Massimo Ciancimino – figlio Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo morto nel 2002.

Questi ha riportato alla luce l'ormai famoso “papello” ed informazioni preziose sulla trattativa avviata da “uomini delle istituzioni” con Cosa Nostra per interrompere la catena degli attentati. Ma bisogna tornare indietro nel tempo ed andare con ordine per capirci qualcosa. L'inizio dei rapporti tra le istituzioni e Cosa Nostra può retrodatarsi al 30 gennaio 1992 quando vengono confermate le condanne al maxiprocesso, o meglio annullate le assoluzioni, dei boss mafiosi Michele Greco, Totò Riina, Francesco Madonia e Pippo Calò...

I giudici riconoscono la validità del “teorema Buscetta”: "Tutti gli omicidi di uomini d'onore vengono decisi dalla Commissione". Ossia la “cupola”. Ai vertici della cupola, sempre secondo Buscetta, c'erano uomini dello Stato. Anzi uno solo: lo “zio” Giulio Andreotti.

A Marzo e Settembre dello stesso anno Riina fa ammazzare Salvo Lima ed Ignazio Salvo entrambi legati a doppio filo con Cosa Nostra, gli omicidi servirono sia come avvertimento che come punizione. Nel corso dei processi si poté accertare che quegli omicidi – cosa che poi avvenne – furono l'inizio di una “strategia del terrore” ingaggiata da Cosa Nostra sia contro le istituzioni dello Stato che la contrastavano, ma soprattutto contro quei soggetti che dopo aver ricevuto favori dalla mafia ora la stavano tradendo facendo venire meno le solite attività di copertura e di connivenza che ne garantivano i rapporti. Il pentito Tullio Cannella, durante il processo Andreotti, fece mettere a verbale che lo stesso Andreotti recapitò un messaggio a Riina in cui diceva :”Lima e Salvo non mi fecero alcuna pressione per il maxiprocesso”. Questa mossa consentì ad Andreotti di uscire dal pantano verificatosi con Cosa Nostra addossando la colpa a Salvo Lima ed Ignazio Salvo per il mancato aggiustamento politico del maxiprocesso in Cassazione.

La Strage di Capaci. Il 23 maggio 1992 alle 17:58 una carica di tritolo da cinque quintali collocata in un sottopassaggio pedonale sullo svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, al km.5 della A29 esplode facendo saltare in aria la Croma bianca guidata dal giudice Giovanni Falcone. Il giudice morirà alle 19.05 in ospedale per le gravi lesioni riportate e con lui anche la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato e gli agenti di scorta Antonio Montinari, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

Cosa Nostra sa di aver fatto un colpo grosso, tanto da violare una radicata consuetudine rivendicando l'attentato con una telefonata al “Giornale di Sicilia :”E' il regalo di nozze per Nino Madonia”. Proprio il giorno prima all' Ucciardone si sposò il figlio minore del vecchio Don Ciccio Madonia. A premere il tasto del radiocomando dell'ordigno è Giovanni Brusca – che ritroveremo più avanti come collaboratore di giustizia – omicida spietato e senza scrupoli, utilizzato come braccio finale dalla testa che in quel momento si chiama Totò Riina.

Tommaso Buscetta aveva già avvertito Giovanni Falcone :”

L' avverto, signor giudice. Dopo quest' interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E' sempre del parere di interrogarmi?”

Gli spostamenti di Falcone - in quel momento direttore degli Affari penali del ministero – erano e dovevano essere coperti da riserbo assoluto, ma così non è stato. Chi avvertì Riina e di conseguenza i cinque uomini che servirono per organizzare l'attentato? Non è assolutamente un caso se, a distanza di anni, restino aperti questi stessi quesiti e dubbi anche dalla procura nazionale Antimafia che proprio pochi giorni fa ha rilanciato l'ipotesi dell'entità esterna ad indicare obiettivi e modalità.

Con la strage di Capaci ha inizio la vera "strategia del terrore" da parte di Cosa Nostra che si sente accerchiata ed ha bisogno di eliminare i personaggi più scomodi e poco avvezzi alla connivenza, per costringere le istituzioni a fare marcia indietro e scendere a patti. Ma senza elementi di contatto che siano già dentro alle istituzioni questo non sarebbe possibile, come vedremo in seguito.

Fine prima parte.





  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: