USA, 12enne riconosciuto colpevole dell'omicidio del padre neonazista: "fu educato alla violenza"

Sta facendo parecchio discutere la recente decisione di un giudice californiano, Jean Leonard della Corte della Contea di Riverside, di riconoscere colpevole di omicidio di secondo grado - non premeditato - un bambino di 12 anni, che ne aveva 10 quando, nell'aprile 2011, uccise il padre con un colpo di pistola in testa.

Il caso è stato a lungo dibattuto: può un bambino di 10 anni essere consapevole della gravità del reato commesso? E' in grado di distinguere cosa è sbagliato da cosa è giusto? Deve essere condannato? Il giudice, considerando anche il passato del bimbo e il contesto familiare in cui è cresciuto, non ha avuto dubbi ed ha deciso di ritenere il bimbo responsabile per il reato commesso.

Facciamo un passo indietro: Jeff Hall, 32 anni, era un membro del Movimento Socialista Nazionale, la ben nota organizzazione neonazista e la sua indole violenta l'aveva portato a crescere il figlio in un contesto di liti, pestaggi e violenze varie. Nel corso del processo è emerso che il giovane rientrava spesso a casa ubriaco e non era nuovo ad atti di violenza anche in casa.

Il figlio Joseph Hall, lo ha confermato il giudice, ha passato i primi anni della sua vita subendo l'influenza di quel genitore poco raccomandabile e già da piccolissimo si dimostrò incline alla violenza: in più occasione picchiò la sorella minorenne e la sua matrigna, accoltellò alcuni compagni di scuola con delle matite e cercò di strangolare un insegnante col cavo del telefono.

Già dei giorni precedenti al delitto, scrive il New York Times, il bimbo aveva rivelato alla sorellina l'intenzione di uccidere il padre. Effettivamente così è stato: mentre il genitore stava dormendo sul divano, il bimbo ha preso una pistola trovata in casa, l'ha poggiata alla testa del padre e ha premuto il grilletto.

Subito dopo la sparatoria è corso a nascondere la pistola sotto al suo letto e finto di non sapere nulla per diverso tempo. Mentre le autorità analizzavano le scena del crimine e cercavano di dare una spiegazione al delitto, il bimbo riuscì a non lasciar trasparire alcuna emozione, almeno fino al ritrovamento dell'arma, che confermò la verità.

Ora, a distanza da quasi due anni da quel delitto, il giovanissimo è ad un passo dal conoscere la sua condanna. Se non ci sono più dubbi circa la sua colpevolezza, resta da conoscere l'entità della pena: la sentenza sarà emessa il prossimo 15 febbraio e, nel caso in cui si decida per il massimo della pena prevista, il 12enne potrà rimanere in custodia fino al compimento dei 23 anni. Potrebbe venir condannato a scontare la sentenza in un istituto per minorenni o in una struttura privata che si occuperà di fare terapia e di dargli la giusta istruzione.

Foto | PE

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