Delitto Melania Rea, difesa Parolisi: «sbalorditi dalle motivazioni della sentenza»

I legali di Salvatore Parolisi, condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, contestano le motivazioni della sentenza di primo grado secondo cui l'uomo avrebbe ucciso per un rapporto sessuale negato. L’avvocato Walter Biscotti parla di sentenza che lascia sbalorditi, il collega Nicodemo Gentile precisa:


Siamo all'interpretazione di atti di fantasia perché nel processo certe cose non sono emerse.

Parolisi dopo un'attenta lettura delle motivazioni della condanna oggi in carcere ai suoi avvocati ha detto di essere molto preoccupato per l’appello:

come faccio a difendermi cosi? Credevo di essere stato giudicato da un giudice, e invece sono stato giudicato da uno psicologo.



Per la difesa dell’ex caporal maggiore, istruttore di reclute femminili dell’Esercito ad Ascoli, diverse parti della sentenza scritta dal gup di Teramo Marina Tommolini sarebbero:


sganciate da ogni riscontro reale.

Intanto secondo il settimanale Oggi nella sentenza emessa dal gup ci sarebbero due errori di orario, due refusi che però potrebbero allungare i tempi del processo, con la presentazione di un ricorso affinché vengano corretti.

Secondo la sentenza il delitto di Melania Rea è stato commesso tra le 15.00/15.05 e le 15.15/15.20 massimo del 18 aprile 2011, dopo che la donna aveva rifiutato un rapporto sessuale al marito. Alle 15.26 e 28 secondi Parolisi fa squillare il telefonino della moglie, per precostituirsi un alibi secondo il gup.

I coniugi si erano recati verso le 14:20 a Colle San Marco (Ascoli). Dopo l’omicidio Parolisi si sarebbe allontanato per poi far ritorno e raccontare la storia della scomparsa della moglie allontanatasi per andare al bagno nel vicino bar-chiosco.

Il primo errore negli orari sta qui, a pagina 61 della sentenza: Parolisi, secondo la ricostruzione emersa nel processo, sarebbe tornato intorno alle 15:30 sul Colle, ma nella sentenza è scritto che erano le “14.30 circa”. Appena arrivato Parolisi, convinto di rafforzare il suo alibi, inizia a fare una serie di telefonate e poi si reca al bar: Erano le 15:45 ma nelle sentenza sta scritto che erano le “14:45”.

Foto © TMNews

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