Milano: Renato Vallanzasca lavora nella più antica ricevitoria d'Italia

Era la scorsa estate quando l’ex bandito della comasina Renato Vallanzasca - quattro ergastoli e in semilibertà da due anni - aveva dovuto lasciare il lavoro di magazziniere che aveva trovato in una boutique di Sarnico, nel bergamasco. Troppe clamore, troppe polemiche sulla sua presenza. Troppo vicina Dalmine, dove nel 1977 in uno scontro a fuoco tra banditi e forze dell’ordine vennero uccisi due agenti della polizia stradale. Lo stesso Vallanzasca rimase ferito, ma riuscì a fuggire prima di essere arrestato a Roma una settimana dopo. La titolare dell’attività di Sarnico dopo meno di un mese aveva chiesto scusa alla gente del posto e deciso di interrompere il progetto concordato con il carcere di Bollate dove Vallanzasca è detenuto in regime di lavoro esterno.

Ma il 62enne ex boss della mala meneghina non è certo il tipo da darsi per vinto e ha trovato un nuovo impiego, nella ricevitoria più antica di Milano e d’Italia. A svelarlo è Oggi che mostra l’uomo a suo agio nel controllare schedine e giocate. Al giornalista del settimanale Vallanzasca ha chiesto di fargli domande:

È un bel posto, non voglio perderlo. Le chiedo di non farmi domande. Se parlo mi cacciano. Mi è già capitato. Non posso più permettermelo.

Dal 2010 il bel Renè ha lavorato prima in una pelletteria, poi in una ditta d'informatica e nella boutique di Sarnico. Ora a Milano, a stretto contatto con il pubblico. E a proposito di Dalmine, proprio qualche giorno fa il Comune di Bergamo ha assegnato le benemerenze civiche agli agenti della polstrada Luigi D’Andrea e Renato Barborini uccisi dalla banda di Vallanzasca il 6 febbraio del 1977.

Foto © TMNews

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