Caso Cucchi, nuova perizia: "morì per carenza di cibo, la colpa è dei medici dell'ospedale"

AGGIORNAMENTO 12.30 - Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ai microfoni di TgCom24 ha commentato quanto emerso dalla perizia depositata ieri ed è tornata per l'ennesima volta a chiedere la verità sulla morte del fratello:

I periti circoscrivono le lesioni che possono essere causate da cadute o da un pestaggio. La mia battaglia è una battaglia di verità, non voglio trovare per forza un colpevole, voglio la verità sulla morte di mio fratello. Quando è stato detto che Stefano era uno spacciatore nessuno ha obiettato, era vero. Io accetto tutto, ma quello che dicono queste tesi scientifiche devono trovare riscontro nei fatti. E' sbagliato dire che mio fratello fosse un tossicodipendente all'ultimo stadio. [...] Non voglio contestare la perizia e mettermi in contrasto con i periti nominati dalla corte. Da cittadina però, non posso non pormi delle domande. Le lesioni sulle mani di mio fratello vengono indicate come segni tipici da tossicodipendenza. Le analisi del sangue e delle urine non hanno riportato presenza di droga, quindi non era ciò che si vuole far passare. Io accetto tutto, ma mi si deve spiegare come sia possibile che un ragazzo di 31 anni dopo poche ore dall'arresto rimanga paralizzato.

Colpo di scena nel caso sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni deceduto il 22 ottobre 2009 nel reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. La maxi perizia medico-legale disposta dai giudici della III Corte d'Assise di Roma ha parzialmente ribaltato quella presentata a gennaio dai consulenti di parte civile.

Il giovane, sostengono i sei periti dell'Istituto Labanof dell'Università di Milano, morì per grave carenza di cibo e liquidi e la colpa sarebbe da attribuire ai medici del reparto di medicina protetta dell'ospedale Pertini, che non trattarono il paziente nel modo adeguato. Le condizioni di Cucchi erano tali da richiedere un trasferimento nel reparto di terapia intensiva già a partire dal 19 ottobre, tre giorni prima del decesso.

I medici, in definitiva, sottovalutarono le sue reali condizioni di salute. Il trasferimento e un trattamento immediato, si legge nella perizia depositata ieri, "avrebbero probabilmente ancora consentito di recuperare il paziente. E' intuibile che se il trasferimento del paziente fosse stato rimandato le di lui possibilità di sopravvivenza si sarebbero proporzionalmente e progressivamente ridotte, fino a raggiungere livelli molto bassi in data 20 ottobre e ad annullarsi in data 21 ottobre".

Quanto al pestaggio subito durante la detenzione, i periti non si sbilanciano:

Il quadro traumatico osservato si accorda sia con un'aggressione, sia con una caduta accidentale, nè vi sono elementi che facciano propendere per l'una piuttosto che per l'altra dinamica lesiva.

Stefano Cucchi potrebbe esser stato picchiato o potrebbe esser caduto ed essersi provocato quelle lesioni. Impossibile, per i periti, stabilire quale dei due casi sia quello più plausibile e ogni caso, per loro, non sarebbe un particolare rilevante. I colpevoli vanno ricercati nelle ultime ultime ore di vita di Stefano Cucchi, nel in quelle immediatamente successive al suo arresto.

Nel caso di Stefano Cucchi i medici del reparto di medicina protetta dell'ospedale Sandro Pertini non si sono mai resi conto di essere (e fin dall'inizio) di fronte ad un caso di malnutrizione importante, quindi non si sono curati di monitorare il paziente sotto questo profilo, né hanno chiesto l'intervento di nutrizionisti (o altri specialisti in materia) e, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso.

Alla sbarra per la morte di Cucchi, lo ricordiamo, ci sono 12 persone imputate a vario titolo di lesioni aggravate, abuso di autorità, falso ideologico, abuso d’ufficio, abbandono di persona incapace, rifiuto in atti d’ufficio, favoreggiamento e omissione di referto. Si tratta di sei medici - Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Flaminia Bruno, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti - tre infermieri, Giuseppe Fluato, Elvira Martelli e Domenico Pepe, e tre guardie carcerarie: Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Foto | Stefano Cucchi

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