Catania, omicidio Lucia Cosentino: 30 anni all'ex fidanzato Antonino Portale

Si è concluso ieri con una condanna a 30 anni di carcere il processo per l'omicidio di Lucia Cosentino, la 51enne uccisa nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 2011 nell'abitazione in cui lavorava come badante, nella zona del lungomare Ognina a Catania. Unico imputato nel procedimento, celebrato con rito abbreviato, era l'ex fidanzato della vittima, Antonino Portale, 52 anni.

L'uomo, in carcere dall'aprile dello scorso anno, si è sempre detto innocente e la sua difesa, l'avvocato Miriam Condorelli, ha cercato in ogni modo di ottenere la sua assoluzione:

Il vero assassino è fuori, in carcere resta un innocente. Portale è stato condannato senza che siano stati analizzati gli elementi di prova trovati nella stanza dove Lucia Cosentino fu assassinata il 16 gennaio e cioè il Dna di un’impronta palmare trovata nella stanza, un capello per il quale la Procura non aveva disposto un esame mitocondriale. Non abbiamo una comparazione fra il dna rilevato dal capello e quello dell’impronta palmare. L'impronta e il capello non appartengono al Portale, questa è una certezza. E poi ancora la macchia trovata sullo stipite interno dell’appartamento non è stata analizzata. Non è stato altresì analizzato il reperto n. 1, cioè una strisciata di sangue proveniente dalle mani dell’assassino lasciata sull’interruttore della luce all’interno della stanza dove è stata la vittima.



Per l'accusa, invece, non ci sono dubbi circa la colpevolezza dell'uomo, che agì perchè non riusciva ad accettare l'idea che Lucia Cosentino volesse interrompere quella relazione. Per questo, è emerso nel corso del procedimento, quella notte si presentò sul posto di lavoro della compagna e la uccise colpendola in testa con un oggetto contundente: la donna fu trovata con il cranio fracassato e un cuscino schiacciato sul volto, come se fosse stata soffocata.

L'accusa, rappresentata dal pm Antonella Barrera, aveva chiesto l'ergastolo. Il Gup di Catania, Dora Catena, ha inoltre disposto nei confronti di Portale l'interdizione dai pubblici uffici e il pagamento di una provvisionale di 30.000 euro per i figli della donna.

Sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza per saperne di più e per scoprire come intenderanno procedere le parti coinvolte.

Via | IeneSiciliane

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