Stragi di Capaci e via D’ Amelio: riaperte inchieste su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, caccia a un agente segreto sfregiato


Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta vennero trucidati da un’autobomba piazzata a Palermo in via D’ Amelio. Meno di due mesi prima la stessa sorte era toccata a Giovanni Falcone, ai suoi “angeli custodi” e a sua moglie, lungo l'autostrada che da Punta Raisi va a Palermo, all'altezza dello svincolo di Capaci.

Per quelle stragi furono condannati all’ ergastolo Riina e i Corleonesi quali mandanti ed esecutori materiali. Ora, dopo 17 anni, la Procura della Repubblica di Caltanissetta ha riaperto le inchieste su Capaci, via D’ amelio e sull’ Addaura, cioè sui 58 candelotti di dinamite piazzati nel giugno ‘89 nella scogliera davanti alla casa di Falcone.

Nuovi testimoni parlano di altri mandanti. Nuovi indizi rafforzano l’ipotesi che non sia stata solo la mafia a voler uccidere Falcone e Borsellino o a mettere bombe a Firenze e Milano. Il pool di procuratori coordinati da Sergio Mari starebbe cercando di rintracciare uno 007 con "una faccia da mostro”.

“Lo sfregiato” non ha ancora un nome, ma sarebbe stato sempre presente sui luoghi delle stragi, riuscite e fallite. All’Addaura ad esempio, dove un pentito della "famiglia" dell'Acquasanta ha rivelato che quel giorno loro, i mafiosi, si limitarono a sorvegliare la zona mentre su un gommone altre persone portavano i candelotti di dinamite sugli scogli sotto casa di Falcone.

L’uomo con la "faccia da mostro" sarebbe stato visto anche sul luogo dell’ omicidio di Nino Agostino, agente del commissariato San Lorenzo che era in realtà un "cacciatore" di latitanti. Anche Ciancimino junior, figlio dell’ ex sindaco di Palermo "don Vito", ha parlato dello "sfregiato" come dell' uomo del presunto tentato "patto" di Cosa Nostra con lo Stato, o con una parte di esso.

Fine delle bombe in cambio dell’ abolizione del carcere duro, della legge sui pentiti, delle confische dei patrimoni mafiosi e magari della revisione del maxi-processo. Tornando a Borsellino di recente un pentito, Gaspare Spatuzza, ne ha smentito un altro, Vincenzo Scarantino, che 17 anni fa aveva detto di avere portato lui in via D'Amelio l'autobomba della strage.

"Sono stato io, non lui". Dopo un anno di indagini i magistrati hanno appurato che a dire il falso era stato Scarantino. Nell’evidente tentativo di depistare le indagini. Per conto di chi?

Foto | Flickr

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