Roma, gettò il figlio nel Tevere: 30 anni di carcere a Patrizio Franceschelli

Trent'anni di carcere per omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela. E' questa la condanna inflitta ieri dal gup di Roma Adele Rando a Patrizio Franceschelli, il 22enne che il 4 febbraio scorso lanciò nel fiume Tevere il figlio di appena 16 mesi dopo una violenta lite con i familiari dell'ex convivente, madre del bimbo.

Si è concluso così, a dieci mesi da quel terribile delitto, il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, per il giovane che fu giudicato capace di intendere e di volere. Agì in preda ad un raptus di lucida follia: strappò il bimbo dalle braccia della nonna e della zia e fuggì a piedi verso ponte Mazzini, a due passi dal carcere di Regina Coeli.

Una volta lì, come confessato già al momento del suo arresto, lanciò il piccolo nelle acque gelide del fiume Tevere, condannandolo a morte certa. Il suo cadavere, lo ricorderete, fu rinvenuto il 29 marzo scorso, dopo quasi due mesi, nei pressi della foce del Tevere a Fiumicino.

I familiari del bimbo, tramite l'avvocato Germano Paolini, hanno espresso soddisfazione per l'entità della pena:

E' stata una grande vittoria, il giudice ha riconosciuto che l'imputato ha agito per motivi abietti, futili e per crudeltà. Sono state accolte le richieste del pubblico ministero, Attilio Pisani mentre sono state rigettate le richieste di perizie psichiatriche.

Franceschelli, che si è dimostrato lucido per tutta la durata del processo - e addirittura, come scrive La Stampa, sprezzante nei confronti dei familiari del bimbo - non era presente in aula ed ha atteso la notizia in carcere, dove è rinchiuso dal momento del suo arresto.

Foto | ©TMNews

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