Abusi all’asilo di Rignano Flaminio, tutti assolti: ecco le motivazioni della sentenza

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Sono passati sei mesi dalla discussa sentenza di assoluzione per i cinque imputati nel processo sui presunti abusi sessuali nella scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio e solo ieri sono state pubblicate le motivazioni di quella decisione. I sei - le maestre Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia De Meglio, l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito della Del Meglio, e la bidella Cristina Lunerti - erano stati assolti con formula piena ed ora possiamo capirne qualcosa in più.

Per i giudici del Tribunale di Tivoli le denunce presentate dei genitori di almeno 19 bambini - che contestavano abusi avvenuti nell’anno scolastico 2005-2006 - erano frutto di una forte contaminazione. A carico dei cinque imputati c'erano soltanto elementi indiziari, "privi dei necessari requisiti di gravità, univocità e precisione", e nessuna prova.

Nel corso delle 322 pagine di motivazioni vengono analizzate singolarmente le posizioni dei cinque imputati e di tutti gli elementi a loro carico. La maestra Silvana Magalotti, per esempio, "non è mai menzionata dai bambini in occasione dei racconti che originano le prime denunce". Le seconde denunce, invece, "inducono il collegio a ritenere le stesse frutto di una forte contaminazione".

Il discorso è più o meno lo stesso per la maestra Maria Pucci, che viene "menzionata anche in narrazioni il cui contenuto è fantasioso e disancorato dalla realtà e comunque non supportato da riscontri fattuali idonei. Per la terza maestra, Patrizia Del Meglio, i giudici ritengono che ci fossero dei dubbi sulla sua identificazione. O meglio, ad identificarla, scrivono i giudici, sarebbero stati i genitori che poi avrebbe trasmesso quel particolare, "più o meno inconsapevolmente" ai loro figli.

Per Gianfranco Scancarello, si legge nelle motivazioni, "vi è una singolare coincidenza di date ed una parziale sovrapposizione di contenuti che induce a ritenere esservi stato un previo contatto tra i genitori. Diversamente riuscirebbe poco verosimile un riaffioramento contemporaneo del ricordo in cinque bambini e una progressione verso rilevazioni molto più elaborate".

La bidella Cristina Lunerti, invece, è stata facilmente identificata per via dei suoi tatuaggi, ma i racconti dei bimbi fornirebbero informazioni non sempre precise, non sufficienti a costituire una prova nei suoi confronti.

A questo punto, come anticipato dalle parti civili in occasione della lettura della sentenza, si attendono gli eventuali ricorsi in appello.

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