Ilva Taranto: 7 arresti. Sequestrata la produzione degli ultimi 4 mesi


27/12 - L’Ilva di Taranto chiude anche l’area a freddo. Dopo gli arresti e il sequestro di prodotti finiti e semilavorati, l’azienda ha intenzione di lasciare a casa "immediatamente" 5mila operai. L’annuncio è arrivato ieri sera. E stamattina dopo una notte di presidi e proteste un gruppo di lavoratori ha occupato la palazzina della direzione dell’Ilva, gli operai sono ora in sciopero. Per uscire dall’impasse allo studio del governo ci sarebbe un decreto legge che dichiari la zona dello stabilimento Ilva come sito di interesse strategico nazionale, riporta La Stampa. In mattinata inizieranno le trattative tra sindacati e azienda, mentre Monti convocherà parti sociali e Ilva per giovedì.

14.57 - Ci sono anche l’attuale presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, e il dg Adolfo Buffo, tra gli indagati dalla procura di Taranto per:

inosservanza delle precedenti disposizioni dell'autorità giudiziaria.

Il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha anche riferito del contenuto di una conversazione, intercettata dalla GdF, tra due dirigenti dell'Ilva:

Due casi di tumore in più all'anno? Una minchiata.


Sono sette gli arresti effettuati dalle Fiamme Gialle nei confronti dei vertici dell’llva di Taranto, di ex dirigenti del siderurgico, di funzionari pubblici e politici. L’acciaieria del Gruppo Riva finisce di nuovo nel mirino della magistratura con un'inchiesta parallela a quella per disastro ambientale, denominata Ambiente svenduto, che lo scorso luglio ha portato al sequestro degli impianti dell'area a caldo.

Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza i responsabili dell’Ilva avrebbero fatto pressioni su politici, periti del tribunale e funzionari pubblici per avere provvedimenti favorevoli e ottenere le necessarie autorizzazioni ambientali. Gli arrestati, 3 in carcere e 4 ai domiciliari, sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. Tra le persone raggiunte stamattina da ordinanza di custodia cautelare e finite in carcere il vicepresidente del gruppo Fabio Riva, figlio di Emilio, e Luigi Capogrosso, l'ex direttore dell’Ilva già ai domiciliari come Riva.

Reclusione anche per Girolamo Archinà, l’ex dirigente Ilva per i rapporti istituzionali licenziato ad agosto dal presidente del siderurgico Bruno Ferrante dopo il deposito presso il tribunale di Taranto di intercettazioni riguardanti pressioni esercitate su politici e consulenti.

Ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari anche all’ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva, dimessosi nei mesi scorsi proprio per la vicenda Ilva. Domiciliari anche per un docente dell'università di Bari, Lorenzo Liberti: per i magistrati tarantini avrebbe ricevuto pressioni dall'Ilva per ammorbidire una perizia commissionatagli dalla procura, due anni fa.

I provvedimenti emessi dalla magistratura tarantina ed eseguiti oggi sono in tutto tre. Il primo, vergato dal gip Patrizia Todisco è relativo al sistema di rapporti istituzionali messo in piedi dai vertici dell’Ilva; il secondo, del gip Vilma Gilli, riguarderebbe la concessione da parte dell’amministrazione provinciale di Taranto delle autorizzazioni alle discariche, tra cui la Mater Gratiae che è proprio all’interno dell’Ilva.

Il terzo provvedimento invece pone e sotto sequestro tutta la produzione dell'Ilva degli ultimi 4 mesi e stoccata nell'ex yard Belleli e nei parchi della zona del porto. La merce sequestrata, lastre di acciaio e coils, non può essere venduta alle aziende del settore in quanto, per il gip Todisco, si tratta si tratta di prodotti che costituiscono profitto di reati perché realizzati nei quattro mesi in cui l'area a caldo dello stabilimento era sotto sequestro.

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