Boss scarcerati per decorrenza dei termini a Napoli: il ministro vuole vederci chiaro

Mentre nell’area a nord di Napoli si continua a morire di camorra, accade che sei presunti boss e gregari di un clan di Secondigliano vengano rilasciati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La seconda sezione della corte d’appello di Napoli ha infatti rimesso in libertà Pietro Licciardi, figlio del ritenuto capoclan Gennaro, morto nel ’94, e cinque presunti affiliati all’organizzazione tra luogotenenti e gregari: Paolo Abbatiello, Gianfranco Leva, Giovanni Esposito, Gaetano Scancariello, Giuseppe Barbato.

Il procuratore generale di Napoli Vittorio Martusciello ha chiesto una dettagliata relazione al sostituto procuratore generale che ha condotto il processo d’appello, analoga iniziativa dovrebbe essere assunta dal presidente della stessa Corte d’appello. Entrambi dovranno rendere conto al ministro della Giustizia Paola Severino che attende un dettagliato resoconto sui fatti: in primo luogo in relazione ai tempi dei giudizi di primo e secondo grado, poi sul fatto che nessuno avesse avvertito per tempo il dicastero di una eventualità del genere.

Come si sia potuti arrivare alla scarcerazione ce lo spiega Il Mattino: dopo l’arresto per camorra nel 2008 e le successive condanne, Licciardi prese 14 anni, in Cassazione il colpo di scena: viene accolto il ricorso di alcuni imputati e disposta una nuova udienza davanti alla corte d’appello di Napoli. I termini della custodia cautelare in carcere slittano e i presunti camorristi sono di nuovo liberi dopo quasi cinque anni di carcere duro e mentre la nuova faida di Scampia tra girati e scissionisti continua a mietere vittime.

Foto | ©TMNews

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