Pavia, autopsia sul corpo di Cecilia Beretta: la ferita alla testa fu provocata post mortem

Cominciano ad arrivare le prime indiscrezioni sull'esame autoptico effettuato ieri sul corpo di Cecilia Beretta, la 25enne di Abbiategrasso scomparsa il 16 ottobre scorso e trovata morta sabato mattina nelle acque del fiume Po, all'altezza del comune di Pieve Porto Morone (Pavia): la lesione cranica, scambiata in un primo momento per un colpo di arma da fuoco, sarebbe stata provocata post mortem, probabilmente da un masso presente sul fondale del fiume.

Per avere un quadro più completo della situazione bisognerà attendere ancora qualche giorno, quando verrà diffuso l'esito dell'esame istologico e si potrà capire se la giovane sia deceduta per annegamento o se è finita in acqua quando era già cadavere. Se di tragico incidente si è trattato, come si spiega il particolare dell'assenza dei vestiti?

Il cadavere, ne parlavamo nei giorni scorsi, è stato trovato completamente nudo, ma a questo punto delle indagini non è possibile escludere che gli abiti siano stati sfilati o consumati dalle acque del fiume, come già accaduto in altri casi.

Ad oggi ogni pista può essere ritenuta valida e in attesa di saperne di più la Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta a carico di ignoti con l'ipotesi di reato di istigazione al suicidio, ma si tratta di un atto formale dal momento che non ci sono né sospettati né elementi che facciano propendere per questa ipotesi.

Per chiarire i particolari di questa vicenda dai contorni ancora troppo oscuri, nelle prossime ore potrebbe essere disposta una perizia calligrafica sulle lettere lasciate da Cecilia prima di sparire, lettere in cui comunicava a amici e parenti l'intenzione di cambiare vita.

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