Caso Bozzoli, i Ris: "Nessuna traccia umana nei forni della fonderia"

Nei due forni della fonderia di Marcheno non è stata trovata nessuna traccia biologica riconducibile allo scomparso Mario Bozzoli

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Ad un anno dalla sparizione di Mario Bozzoli gli inquirenti brancolano ancora nel buio. Bozzoli è sparito nel nulla l'8 ottobre 2015 dalla sua fonderia di Marcheno, gestita insieme al fratello Adelio. Alle ore 19:13 di quella sera Bozzoli telefonò alla moglie, accordandosi con lei per andare a mangiare sul Lago di Garda. Da quel momento in avanti nessuno ha saputo più nulla di lui; non è mai arrivato all'appuntamento con sua moglie, la sua macchina è rimasta posteggiata nel parcheggio dell'azienda e, soprattutto, le telecamere istallate all'ingresso della fonderia hanno regolarmente registrato solo il momento del suo arrivo. Nel suo armadietto sono stati ritrovati anche gli abiti civili e le chiavi dell'auto.

Gli inquirenti sono dunque giunti all'unica conclusione possibile: Mario Bozzoli è stato ucciso all'interno dell'azienda e il suo corpo è stato bruciato all'interno di uno dei due forni. Oggi, però, sono finalmente arrivati i risultati della complicata analisi dei RIS, incaricati di ricercare tracce organiche all'interno dei due forni e del sistema di filtraggio. Il reparto scientifico dell'Arma non ha trovato alcuna traccia organica riconducibile a Mario Bozzoli: "Sul materiale acquisito dalla fonderia Bozzoli di Marcheno, all'interno e sulle pareti del forno grande e del piccolo, nonché sulle scorie di lavorazione relative alla giornata della scomparsa non sono emerse sostanze chimiche che potessero univocamente essere ricondotte alla presenza di resti umani riconducibili alla persona scomparsa". Neanche nel sistema di filtraggio sono state trovate "sostanze chimiche che possano essere ricondotte alla presenza di resti umani".

All'interno dell'azienda era stata ritrovata anche una siringa, con la quale si ipotizzava che qualcuno potesse aver drogato il povero Mario Bozzoli prima di gettarlo all'interno di uno dei forni. Neanche questo aspetto, di una ricostruzione che sembrava più che credibile, ha trovato però conferma perché "non sono emerse sostanze ad azione stupefacente o psicotropa". Il Procuratore Capo di Brescia, Tommaso Buonanno, si è detto pronto a firmare una proroga delle indagini per tentare di fare chiarezza sulla vicenda.

Le indagini sono ferme dallo scorso dicembre in attesa dei risultati delle analisi affidate ai Ris. In questo momento nel registro degli indagati ci sono ancora due nipoti di Mario Bozzoli, Alex e Giacomo, entrambi dipendenti della fonderia, così come due operai presenti all'interno dell'azienda quella sera: Aboagye Akwasi e Oscar Maggi. Quest'ultimo venne iscritto anche perché ebbe l'imprudenza di chiedere pubblicamente ad una sua cugina dentista se conoscesse la temperatura di fusione del titanio, materiale che componeva due impianti dentali di Mario Bozzoli. Successivamente, durante un'intervista, spiegò che la sua era una semplice curiosità legata ad una vicenda che lo coinvolgeva così da vicino.

I quattro appena citati non erano le uniche persone presenti all'interno della fonderia quella sera. Con loro c'era un altro operaio, Giuseppe Ghirardini, trovato morto avvelenato in un bosco in località Case di Viso - a ben 160km da Marcheno - 6 giorni dopo la sparizione di Bozzoli. La famiglia di Ghirardini ha sempre rifiutato l'ipotesi di un suicidio volontario.

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