Cucchi, periti processo bis: "non si possono stabilire le cause della morte"

I periti: "Tutte le cause prospettate in atti non trovano, a nostro avviso, pieno soddisfacimento per poter giustificare la morte del Sig. Cucchi"

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Su molte testate online e su diversi blog si stanno commentando le conclusioni della nuova perizia sulla morte di Stefano Cucchi. La stessa è il frutto del lavoro di un collegio peritale nominato dal Gip dell'inchiesta bis in sede di incidente probatorio. Questa la composizione del collegio: Prof. Francesco Introna (Istituto medicina legale del Policlinico di Bari), Prof. Franco Dammacco (clinico medico emerito dell'Università di Bari), Dott. Cosma Andreula (neuroradiologo di Anthea Hospital di Bari) e Dott. Vincenzo D'Angelo (neurochirurgo della Casa Sollievo della Sofferenza con sede San Giovanni Rotondo).

Questa seconda inchiesta sulla morte di Cucchi è partita - su spinta dei familiari - nel corso dell'appello bis che ha portato all'assoluzione dei medici e degli infermieri che hanno avuto in cura Cucchi, così come degli agenti penitenziari accusati di lesioni personali e abuso di autorità. Nello Rossi, il Procuratore Generale della Cassazione che si è occupato del primo processo, ha ritenuto gli agenti di Polizia Penitenziaria non responsabili del "violento pestaggio" subito da Cucchi, sostenendo l'esigenza di "ricercare la verità altrove". Aggiunse poi che non c'era "alcun dubbio di natura oggettiva che le violenze subite da Stefano Cucchi sono state poste in essere in un arco di tempo che va dalla perquisizione notturna a casa dei genitori di Cucchi (dove Stefano è arrivato ancora illeso ndr) alla fine della sua permanenza a piazzale Clodio per la convalida del suo arresto".

Con l'assoluzione di medici, infermieri e agenti di polizia penitenziaria, il PG collocava dunque il pestaggio di Cucchi nel periodo di permanenza sotto la custodia dei carabinieri finiti nell'inchiesta bis; 3 dei quali accusati di lesioni personali e abuso di autorità, ed altri due per falsa testimonianza finalizzata a coprire le presunte responsabilità dei colleghi. I periti di questa seconda inchiesta avevano il compito di stabilire "la natura, l'entità e l'effettiva portata delle lesioni patite da Stefano Cucchi", ma nei fatti non sono riusciti a soddisfare appieno le richieste del Gip.

Nelle conclusioni della loro perizia ci sono due ipotesi sulla morte di Cucchi: la prima legata ad un attacco epilettico e la seconda - che loro tendono ad escludere per i motivi che seguiranno - che il decesso sia avvenuto a causa della "documentata abnorme dilatazione di una vescica neurogenica atonica, secondaria alla frattura traversa di S4 (vertebra sacrale ndr)". Al tempo stesso i periti ritengono "che se il soggetto fosse stato adeguatamente sorvegliato e sottoposto a monitoraggio infermeristico, con controllo della diuresi, la dilatazione vescicale, del tutto attendibile, non si sarebbe verificata".

Nella sostanza i periti sostengono che questa dilatazione abnorme della vescica, che avrebbe potuto portare a "morte improvvisa e inaspettata" non si sarebbe verificata se il paziente fosse stato correttamente ospedalizzato. Così facendo richiamano nuovamente in causa gli infermieri e i medici che hanno avuto in cura Cucchi, tutti già assolti nel primo processo, che quindi non possono essere più sottoposti ad un nuovo giudizio.

Questa ricostruzione dell'intenzione dei periti - l'unica possibile a giudizio di chi scrive - diverge dalle conclusioni alle quali sono giunte molte altre testate, secondo le quali i periti avrebbero sostenuto che la morte di Cucchi sarebbe stata causata da un attacco epilettico. Anche perché, pur considerando buona l'ipotesi di un decesso per un attacco epilettico - da tenere in considerazione solo perché Cucchi era malato di epilessia da molti anni - gli stessi periti non la considerano un'ipotesi verificabile perché "non sono in grado di stabilire le cause della morte".

Il COISP (Sindaco della Polizia) ha così commentato le notizie:

“Stefano Cucchi non è morto per un presunto pestaggio. E stata l’epilessia a causare la morte improvvisa ed inaspettata dell’uomo fermato per droga, che soffriva da anni di patologia epilettica ed era in trattamento con farmaci anti-epilettici. A confermarlo sono i periti nominati dal gip per condurre un esame tecnico-scientifico nell’ambito della nuova inchiesta avviata dalla Procura di Roma nei confronti di cinque carabinieri. Insomma ancora una conferma alla vergognosa montatura mediatico-giudiziaria che per anni è servita a gettare fango su tutte le Forze dell’Ordine. In attesa ora che si definisca con una archiviazione il procedimento giudiziario, aspettiamo le scuse da parte di tutti coloro che – familiari, giornalisti, politici e quant’altro – che hanno sposato ad occhi chiusi la tesi dell’uccisione dell’uomo, in violento pestaggio senza neppure attendere un riscontro dei fatti. Fango su fango, diffamazione su diffamazione – prosegue Maccari – per dipingere le Forze dell’Ordine come schiere di violenti, che anziché tutelare la Sicurezza dei cittadini si lasciano andare a pestaggi, torture ed ogni genere di brutalità. Purtroppo è sempre più evidente che gli appartenenti alle Forze dell’Ordine che vengono coinvolti in drammatiche vicende come quella della morte di Cucchi, vengono lasciati da soli ad affrontare la canea mediatica e giudiziaria che si scatena contro di loro, con una assurda presunzione di colpevolezza che resiste persino alle pronunce giudiziarie e che rende davvero difficile per chiunque non abbandonarsi alla disperazione e allo sconforto di una vita distrutta nell’adempimento del proprio dovere”.

Appare oltremodo irriguardoso e precipitoso il comunicato del COISP, perché i periti non hanno affatto escluso un'eventuale responsabilità dei militari. Hanno semplicemente detto che quel tipo di trauma documentato, compatibile con un pestaggio, può aver causato la dilatazione abnorme della vescica (anch'essa documentata) e quindi la morte, ma che la stessa sarebbe stata facilmente risolvibile se il paziente fosse stato correttamente curato.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha invece così commentato attraverso la propria pagina pubblica di Facebook:

"AVREMO UN PROCESSO PER OMICIDIO
Queste sono le conclusioni della Perizia Introna.
Il perito Introna tenta di scrivere la sentenza finale del processo per i responsabili del violentissimo pestaggio a mio fratello.
Riconosce 'bontà sua' la frattura di L3 da noi per sette anni sostenuta e riconosciuta dai PM, poi alza una cortina di fumo dicendo che è impossibile determinare con certezza una causa di morte di Stefano.
Il collegio peritale poi si avventura a formulare due ipotesi di morte.
La prima, per epilessia, che se in un primo momento viene ritenuta forse più probabile, nelle conclusioni la definisce 'priva di riscontri oggettivi'.
La seconda, dopo aver riconosciuto tutte le evidenze cliniche da sempre dai nostri medici legali evidenziate, riconosce il ruolo del globo vescicale come causa di morte in conseguenza delle fratture. A pagina 195 descrive compiutamente 'un'intensa stimolazione vagale produce brachicardia giunzionale', che ovviamente è conseguenza delle fratture, e poi della morte.
Il perito Introna infatti poi fa il giurista e dice in buona sostanza che coloro che lo hanno violentemente pestato rompendogli la schiena in più punti non sono responsabili della sua morte per il fatto che il terribile globo vescicale che ha fermato il suo cuore non si sarebbe formato se non ci fosse stata la responsabilità degli infermieri.
È questa la causa di morte da noi sempre sostenuta in questi anni, che a differenza dell'epilessia ha elementi oggettivi e riscontrati dagli stessi periti.
Raffreddo gli entusiasmi di coloro che si fanno forza di una presunta morte per epilessia facendo notare che i periti non sono nemmeno d'accordo con loro stessi sull'effettiva assunzione della terapia anti epilettica da parte di Stefano, che sarebbe l'elemento centrale per arrivare, a dir loro, a quella causa di morte. Infatti, mentre a pagina 196 della perizia sostengono che 'non è verosimile che Cucchi abbia assunto una terapia anti epilettica', a pagina 186 invece avevano scritto che aveva preso le medicine.
Faccio comunque notare che non è il giurista Introna a definire il nesso causale ma saranno i magistrati della procura ed i giudici. È evidente che se Stefano fosse morto di epilessia, come ipotizzato nella perizia, secondo quanto dicono gli stessi periti ciò sarebbe stato possibile in funzione delle condizioni fortemente debilitate dalla sua magrezza e dalle lesioni subite nel pestaggio.
Gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo vescicale che ha fermato il cuore.
Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale.
Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti."

Queste le conclusioni contenute nella perizia:

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