Fermo, picchiato a morte dopo insulti razzisti. La perizia dei RIS indebolisce la difesa di Amedeo Mancini

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Sembra affievolirsi la tesi della difesa di Amedeo Mancini, l’ultrà di fermo in carcere dallo scorso luglio con l’accusa di aver provocato la morte di Emmanuel Chidi Nnamdi dopo aver insultato verbalmente la sua compagna Chinyery in via XX Settembre a Fermo.

La perizia eseguita dai carabinieri del RIS di Roma sul paletto che, secondo Mancini e 7 testimoni oculari, sarebbe stato usato dal 36enne nigeriano per aggredire il fermano ha rivelato che Emmanuel Chidi Nnamdi non ha mai toccato quell’oggetto.

Il richiedente asilo, lo sostiene la perizia già inviata dalla Procura di Fermo, non ha avuto nessuno contatto con quel paletto. Questo vuol dire che non lo ha utilizzato per aggredire Mancini, né che quest’ultimo lo ha usato per colpirlo. Che è quello che hanno sempre sostenuto i legali di Chinyery, vedova del 36enne:

Attendo di leggere attentamente la relazione del Ris di Roma, ma è certo, e me lo conferma anche il nostro consulente che ha assistito all’esame, il professor Adriano Tagliabracci, che sul segnale stradale sono chiarissime e anche consistenti le tracce di Mancini mentre non sono presenti quelle di Emmanuel. E non c’è soltanto il palo, restano da vagliare i risultati degli esami sugli indumenti di entrambi.

L’avvocato Letizia Astorri ha quindi confermato che sono in arrivo i risultati di altri esami, ma i difensori di Amedeo Mancini si preparano a mettere in discussione questa prima perizia dei RIS. L’avvocato Francesco de Minicis, lo riporta oggi il Corriere Della Sera, ha spiegato:

Non me l’aspettavo e attendo di leggere le carte, ma occorre subito precisare che sul paletto non sono assenti solo le tracce del nigeriano, ma anche quelle del vigile urbano che l’ha impugnato nel punto in cui l’aveva preso Emmanuel e a un certo punto l’ha spostato da un’altra parte. Inoltre, il segnale stradale è stato posto sotto sequestro alle 19, ovvero tre ore e mezzo dopo i fatti, e in quel lasso di tempo possono averlo toccato tante persone, dunque va considerato questo oltre alla circostanza che alcune tracce del Dna potrebbero non essersi impresse.

Saranno le nuove perizie a fare maggiore chiarezza sulla dinamica dei fatti. Amedeo Mancini, intanto, resta in carcere in attesa di ricevere il braccialetto elettronico che gli permetterà di finire ai domiciliari prima dell'avvio del processo.

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