Morte Bernardo Provenzano, il poliziotto che lo catturò: "non mi commuovo"

Il poliziotto dirigente della squadra mobile di Palermo che nel 2006 catturò il super boss di Cosa nostra, il latitante Bernando Provenzano, raggiunto dall’AdnKronos rammenta quel giorno: "Cosa posso dire? Che ricordo con grande emozione il giorno in cui arrestai Provenzano, ricordo le lacrime di tutti i miei ragazzi per quella grande vittoria. Sulla sua morte non ho molto da dire. Certo, non posso dire di essermi commosso per le sue cattive condizioni di salute degli ultimi tempi e per il fatto che fosse rimasto in carcere nonostante le richieste di differimento della pena".

Provenzano fu latitante per 43 anni, la sua cattura avvenne l’11 aprile 2006 in una masseria della “sua” Corleone. Giuseppe Gualtieri, oggi questore di Potenza, e dieci anni fa il dirigente della Squadra mobile palermitana che arrestò il boss dei boss, in merito alla mancata scarcerazione di Provenzano, rimasto anzi al 41 bis fino alla fine dei sui giorni, afferma: "Si trattava di un problema della gestione carceraria oltre al suo c'erano tanti altri casi. E lui poteva essere pericoloso anche dal carcere, e nonostante le sue condizioni di salute".

Il capomafia era detenuto al regime di 41 bis nell'ospedale San Paolo di Milano. Il suo legale, avvocato Rosalba Di Gregorio, aveva chiesto la revoca del carcere duro e la sospensione dell'esecuzione della pena per il suo assistito, a causa delle sue condizioni di salute. "Provenzano per me è morto quattro anni fa, dopo la caduta nel carcere di Parma e l'intervento che ha subito. Da allora il 41 bis è stato applicato ai parenti e non a lui, visto che non era più in grado di intendere e volere e di parlare da tempo" dice Di Gregorio. Secondo le perizie degli stessi medici dell'ospedale S.Paolo il boss era "incompatibile con il regime carcerario" in quanto l'assistenza necessaria poteva essere "garantita solo in una struttura sanitaria di lungodegenza".

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