Chinyery, vedova di Emmanuel: "Voglio guardare l'assassino negli occhi"

Chinyery, la compagna di Emmanuel Chidi Nnamdi, ha parlato con i giornalisti raccontando il dramma dell'uccisione di suo marito. La ragazza, 26 anni, vuole incontrare l'uomo che ha assassinato Emmanuel: "Voglio andare in carcere. Fatemi andare in carcere. Voglio guardare quell'uomo in faccia, negli occhi e chiedergli perché? Perché mi hai fatto questo?".

La donna racconta cosa è successo quella sera:

"Eravamo usciti per comprare una crema per il corpo. Passeggiavamo, quando all'improvviso quei signori hanno cominciato a insultarmi. 'Africans scimmia', 'africans scimmia'. Mi ha preso, mi ha spinto, mi ha dato un calcio. Emmanuel mi ha difeso. Quel segnale stradale l'ha preso l'uomo italiano, però, poi lo ha colpito. Ed Emmanuel è caduto per terra".

Si parla molto della storia di Chinyery e Emmanuel, con le tante difficoltà e gli ostacoli nel corso della loro vita. Così racconta lei:

Vivevamo in Nigeria. Ero studentessa al secondo anno di medicina, Emmanuel lavorava. Avevamo un bambino di due anni e mezzo. Avremmo dovuto sposarci, mancava meno di un mese. Poi una bomba di Boko Haram ha distrutto tutto. Volevano colpire una chiesa. Hanno distrutto anche la nostra casa: è morto il nostro bambino. Sono morti i genitori di Emmanuel. Non avevamo niente eppure avevamo tutto. In quell'istante abbiamo perso ogni cosa. Siamo scappati subito. L'Italia era un sogno, volevamo trovare tutto quello che avevamo pers. Un incubo. Quattro mesi passando da Niger e arrivando in Libia. Poi è accaduta una cosa bella. Aspettavamo un bambino, il nostro bambino. Eravamo partiti da soli, senza nessun aiuto. E avevamo di nuovo trovato tutto: tutta quella fatica, tutto quell'orrore aveva una giustificazione. Lo stavamo facendo per il nostro bambino e per tutti gli altri che sarebbero arrivati. Non sapevamo che invece eravamo soltanto all'inizio".

Il nuovo dramma, con la perdita del figlio che aveva in grembo:

"Siamo arrivati in Libia. Una notte sono entrati in casa degli uomini e hanno messo tutto sottosopra. Hanno rubato e ci hanno picchiati selvaggiamente. Io gridavo che aspettavo un bambino ma a loro non importava. Hanno continuato a colpire".

Poi la nuova traversata con l'arrivo in Sicilia e poi il viaggio fino a Fermo, dove avevano trovato serenità e felicità, fino alla terribile sera in cui il compagno è stato ucciso dopo aver tentato di difenderla dalle offese razziste.

"Lo so che gli italiani non siete così, questa è la nostra casa, ma spero che queste persone abbiamo una sorta di punizione per quello che hanno fatto. Non può rimanere tutto impunito. Non è possibile".

  • shares
  • Mail