Taranto: 35 arresti per mafia, il presunto boss: "la città è nostra"

Taranto arresti mafia

Aggiornamento - Secondo le indagini i clan Di Pierro, Diodato e Pascali dal farsi la guerra sarebbero passati a gestire in comune affari illeciti. "Uno spaccato inquietante della criminalità (...)" che dimostra come "trent'anni dopo le sanguinose guerre di mala non sia cambiato molto e sia ancora necessario fare prevenzione. Escono dal carcere troppo velocemente si lasciano dimagrire in carcere per ottenere i domiciliari per motivi di salute" spiegano il procuratore antimafia Cataldo Motta e il procuratore di Taranto, Carlo Capristo.

Sono 35 le persone finite agli arresti in un'operazione antimafia messa a segno questa mattina dalla polizia di Taranto. Nel mirino degli inquirenti della Dda di Lecce il clan Di Pierro, indicato come organizzazione malavitosa egemone nel capoluogo pugliese.

Le accuse mosse a vario titolo agli arrestati sono relative a diversi tentati omicidi, estorsioni, associazione mafiosa, traffico, detenzione, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi.

Durante le indagini gli investigatori della questura tarantina, diretta da Stanislao Schimera, avrebbero ripreso in diretta un rito di affiliazione al clan mafioso intercettando il presunto boss del clan Cosimo Di Pierro che diceva ai suoi sodali: "La città è nostra".

Nel corso del blitz la polizia ha sequestrato delle armi (cinque pistole) oltre a 350 grammi di hascisc e alcuni reperti archeologici. All'operazione hanno preso parte 200 agenti. Secondo gli inquirenti il clan ha il controllo indiscusso delle attività illecite a Taranto.

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