Morte Sara Bosco, si indaga per istigazione al suicidio. La madre racconta le ultime ore

sara-bosco.jpg Continuano le indagini sulla morte di Sara Bosco, la 16enne stroncata da una dose di eroina nei padiglioni abbandonati dell'Ospedale Forlanini di Roma.

La ragazza è morta tra le braccia della madre Katia, che l'aveva ritrovata nei degradati locali che spesso Sara visitava per drogarsi.

Le ipotesi su cui gli inquirenti lavorano sono quelle di istigazione al suicidio o aiuto al suicidio. Gli agenti del commissariato Monteverde sono a caccia di due persone, entrambe straniere, che potrebbero aver venduto a Sara la droga nelle vicinanze della stazione Termini.

Il Corriere ha pubblicato alcune dichiarazioni della madre di Sara: "Nessuno ci ha aiutato, quando ho trovato mia figlia c’erano due ragazzi afgani che intuita la gravità della situazione sono subito fuggiti. Ho chiesto al personale del Forlanini di mandarci un’ambulanza interna, mi è stato risposto di chiamare il 118. Ma che razza di posto è? Ho tentato di rianimare Sara al telefono con l’operatore ma era inutile: la mia bambina era già morta".

La donna è sicura che la figlia non avesse intenzione di suicidarsi: "Non si sarebbe mai uccisa, voleva soltanto tornare a casa da me".

L'inizio della fine di Sara risale all'anno scorso, quando l'allora 15enne conobbe un uomo. Così il racconto della madre di Sara: "Ha conosciuto un ragazzo che l’ha portata alla stazione Termini. E lì ha incontrato un giovane afgano. Sembrava un tipo a posto, faceva il cuoco. Fra quei due e forse la scuola, non so, Sara ha cominciato a drogarsi. Eroina da subito. In breve è stata bocciata e ha lasciato gli studi". La giovanissima era conosciuta in molti degli ambienti della droga di Roma, compresi i padiglioni abbandonati del Forlanini dove si recava spesso e dove a volte ha dormito con lei anche la madre che veniva a cercarla.

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